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lunedì 26 settembre 2016

PROPOSTA DI LEGGE - Disposizioni in materia di utilizzo della cannabis e dei suoi derivati per fini terapeutici

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Presentata il 21 luglio 2016

ONOREVOLI COLLEGHI ! – Le proprietà terapeutiche della cannabis sono note da tempo, in particolare nell’ambito del trattamento del dolore incoercibile derivante da contrazioni spastiche muscolari, mancano ancora tuttavia studi completi basati sulla evidence based medicine che consentano da parte della comunità scientifica la definizione di uso appropriato della cannabis con finalità di cura. Attualmente viene riconosciuta da più parti della comunità scientifica il suo ruolo nel trattamento sintomatico del dolore con spasticità associati alla sclerosi multipla o a danni del midollo spinale (Lynch 2015; Koppel et al. 2014; Corey-Bloom et al., 2012; Rog et al., 2007; Ibegdu et al., 2012; Giacoppo et al. 2014; Aggarwal et al., 2007); di nausea, perdita di appetito, perdita di peso e debilitazione a causa di cancro o sindrome da immunodeficienza acquisita, nella anoressia da sindrome da immunodeficienza acquisita (Beai et al., 1995; Beai et al., 1997; Carter et al., 2004; Haney et al., 2007); nausea e vomito associati alla chemioterapia utilizzata nella trattamento del cancro, o di terapie anti virus dell’immunodeficienza umana (Tramèr et al. 2001; Smith 2011; Cinti, 2009); nel dolore cronico (principalmente il dolore associato al sistema nervoso, ad esempio, causato da un nervo danneggiato, dolore fantasma, nevralgie facciali o dolore cronico che resta dopo il recupero da herpes zoster), nel dolore nel paziente oncologico in sostituzione intermittente degli oppiacei, al fine di ritardarne l’assuefazione (Lucas, 2012; Aggarwal, 2009; Ellis et al., 2009; Abrams et Atti Parlamentari — 1 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI al., 2009; Eisenberg et al., 2014; Wilsey et al., 2013); nel glaucoma resistente a terapie convenzionali (Tomida et al., 2004; Tomida et al., 2006); e nella riduzione dei movimenti involontari nella Malattia di Gilles de la Tourette (Muller-Vahl, 2013) che non può essere ottenuta con altro trattamento. Ma se da una parte della comunità scientifica, in particolare da chi si occupa di terapia del dolore, arriva la sollecitazione all’estensione della prescrivibilità dei prodotti terapeutici a base di cannabis a tutti i medici del Servizio sanitario nazionale, dall’altra non si può ignorare la necessità di una maggiore informazione che eviti speranze illusorie nei pazienti, riconduca su basi scientifiche l’impiego della cannabis, non ne sottostimi l’interferenza con altre terapie e supporti i medici in un percorso formativo ad hoc. Resta molto alta la prudenza rispetto al metabolismo dei bambini, degli adolescenti e delle donne in gravidanza per le possibili interazioni della cannabis con lo sviluppo del sistema nervoso e per gli effetti sul sistema mnesico e con le possibili ripercussioni sulla maturazione psicologica. In Italia nel 2007 l’allora Ministro della salute, Livia Turco, aveva autorizzato l’uso terapeutico del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), principale principio attivo della cannabis e successivamente il Ministro Balduzzi ha inserito i « medicinali di origine vegetale a base di cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture) » tra le sostanze psicoattive autorizzate a fini medici. Il decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2015 (meglio noto come « decreto Lorenzin ») con riferimento anche alla Convenzione unica sugli stupefacenti adottata a New York il 30 marzo 1961, individua nello Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, già oggetto del Protocollo tra Ministero della difesa e Ministero della salute siglato nell’Accordo del 18 settembre 2014, quale luogo di coltivazione e produzione della « sostanza attiva » che deve essere effettuata in conformità all’Active Substance Master File (ASMF) depositato all’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), con l’obiettivo di garantire unitarietà e sicurezza nella produzione e di evitare il ricorso a prodotti non autorizzati, contraffatti o illegali. Nello stesso testo si definisce l’uso terapeutico della cannabis e le indicazioni, supportate da bibliografia, per il suo utilizzo. Nonostante questo però ancora oggi la possibilità di accedere alla cannabis terapeutica è, di fatto, pregiudicata da vincoli amministrativo-burocratici, per superare i quali è necessario un intervento legislativo di semplificazione delle procedure, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati, superando la disomogeneità del panorama legislativo regionale. Sono dodici le regioni, ovvero Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria, Basilicata e Lombardia, che hanno adottato leggi o provvedimenti relativi all’uso terapeutico di medicinali a base di cannabis. La presente proposta di legge intende regolamentare in maniera omogenea sul territorio nazionale il regime di produzione, prescrizione e dispensazione di farmaci a base di cannabis, facilitando l’accesso alle cure. Atti Parlamentari — 2 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA A.C. 3993 PROPOSTA DI LEGGE __ ART. 1. (Definizione). 1. Per uso terapeutico della cannabis si intende il trattamento a scopo di cura, con composti farmacologici e galenici derivanti da piante di cannabis, a cui si applicano le previsioni dell’articolo 27 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, con esclusione delle piante di canapa coltivate esclusivamente da sementi certificate per la produzione di fibre o per altri usi industriali, come consentito dalla normativa dell’Unione europea. L’uso terapeutico della cannabis è consentito esclusivamente su specifica prescrizione medica. ART. 2. (Funzioni del Ministero della salute). 1. Il Ministro della salute, nel rispetto delle attribuzioni a esso conferite dal citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, provvede, con propri decreti: a) di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, a disciplinare le modalità di individuazione delle procedure e delle attività per il miglioramento genetico delle varietà di cannabis per uso terapeutico, attraverso la ricerca e la selezione di sementi idonee, individuando il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura quale ente preposto a svolgere tali attività; b) ad autorizzare la coltivazione delle piante di cannabis da utilizzare per la produzione di medicinali di origine vegetale a base di cannabis, sostanze e preparazioni vegetali; Atti Parlamentari — 3 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA A.C. 3993 c) a individuare le aree da destinare alla coltivazione di piante di cannabis per la produzione delle relative sostanze e preparazioni di origine vegetale e la superficie dei terreni su cui la coltivazione è consentita; d) all’importazione, all’esportazione e alla distribuzione sul territorio nazionale, ovvero ad autorizzare l’importazione, l’esportazione, la distribuzione all’ingrosso e il mantenimento di scorte delle piante e materiale vegetale a base di cannabis, ad eccezione delle giacenze in possesso dei fabbricanti di medicinali autorizzati; e) alla determinazione delle quote di fabbricazione di sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis sulla base delle richieste delle regioni e delle province autonome e ad informarne l’International Narcotics Control Boards (INCB) presso le Nazioni Unite; f) a promuovere, d’intesa con l’Agenzia italiana del farmaco, la conoscenza e la diffusione di informazioni sull’impiego appropriato dei farmaci contenenti princìpi naturali o sintetici della pianta di cannabis e a disporne l’inserimento nella farmacopea ufficiale. ART. 3. (Detenzione, prescrizione e trasporto di cannabis e di suoi derivati per uso terapeutico). 1. È consentita la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati in quantità maggiori di quelle previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o di prodotti di sintesi a base di delta-9- tetraidrocannabinolo (THC) esclusivamente previa prescrizione medica nel limite indicato nella prescrizione stessa. 2. Nella prescrizione il medico deve indicare le generalità dell’assistito, la patologia per la quale il farmaco è prescritto, la dose prescritta, la posologia, la durata del trattamento, il domicilio professionale e il recapito del medico da cui è rilasciato. La prescrizione deve recare altresì la data di rilascio, la firma e il timbro del medico. Atti Parlamentari — 4 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA A.C. 3993 3. Chiunque è autorizzato a trasportare preparazioni e sostanze vegetali a base di cannabis purché munito di certificazione medica per l’effettuazione di terapie domiciliari. ART. 4. (Clausola di invarianza finanziaria). 1. Alle attività derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Atti Parlamentari — 5 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA A.C. 3993

                                              D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI: 
AMATO, MIOTTO, BENI, PAOLA BOLDRINI, CAPONE, CARNEVALI, CASATI, D’INCECCO, FOSSATI, GRASSI, LENZI, MURER, PIAZZONI, GIUDITTA PINI

Fonte: http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0044900.pdf

martedì 25 marzo 2014

Droga libera battaglia di civiltà

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Ovunque nel mondo crescono i paesi che scelgono di liberalizzare il commercio e depenalizzare l’uso di stupefacenti. La tendenza è predisporre per i tossicodipendenti cure adeguate e non il carcere. Ma il governo italiano va nella direzione opposta.

Droga libera battaglia di civiltà

Jordi Évole è un giornalista spagnolo, conduttore di uno dei programmi di inchiesta più seguiti in Spagna. La trasmissione che conduce si chiama “Salvados” e in un paese che sta vivendo una profonda crisi economica, diventa una sorta di bussola per orientarsi nel quotidiano.

Domenica 16 marzo l’hashtag di “Salvados” era #drogasSA perché il tema della trasmissione è stato il narcotraffico e il ruolo che la Spagna ha come porta di accesso per le droghe provenienti dal Sudamerica in Europa. Con Jordi Évole, qualche giorno prima, avevamo registrato un’intervista su questo argomento. Una sorta di corsa a ostacoli perché non è facile spiegare a un paese che non è il tuo, l’entità di un fenomeno che lo riguarda. Come puoi dire che la Spagna è la porta del narcotraffico e che le banche spagnole siano tenute a galla dai capitali criminali? Come è possibile che su questi temi tu ne sappia più di noi che qui ci viviamo?

Temevo che le mie parole avrebbero generato le stesse reazioni indignate di quella parte di Italia che fatica a credere che le mafie siano ormai di casa ovunque. Ma non è andata così. Ho seguito la trasmissione in streaming e attraverso Twitter, e le reazioni sono state incredibili. Intanto la cosa che più di tutte mi ha stupito è che il mio nome è entrato nei trend topic spagnoli e questo significa una sola cosa: l’argomento di cui parlavamo ha riempito un vuoto, ha dato risposte, ha spiegato a chi ha avuto la pazienza di seguire fino in fondo la trasmissione, come sia possibile che in Spagna ci sia un tesoro che si percepisce, che addirittura si vede e si tocca, ma di cui nessuno può beneficiare, se non i broker di coca, cioè chi è parte integrante di questo meccanismo. A tutto questo esiste un’unica risposta possibile: legalizzazione.

Ma il peccato originale che sconta qualunque discussione su questo tema è che, nel tentativo di superare le difficilissime questioni morali che pone, si prova sempre a darle un taglio utilitaristico che apre necessariamente altre questioni irrisolte. Mi spiego meglio: la legalizzazione delle droghe, ma anche - come ha recentemente proposto per la prima volta l’Onu - la depenalizzazione del loro consumo, avrebbero come ricaduta immediata una diminuzione dell’affollamento delle carceri, che in Italia è una piaga di dimensioni apocalittiche.

Ma qui si apre un’altra discussione sulla quale le generalizzazioni o peggio le semplificazioni hanno purtroppo sempre la meglio. “Chi si trova in carcere è lì perché ha sbagliato”, “le carceri non sono alberghi a quattro stelle” e non vi tedio oltre. Il punto fondamentale però è un altro. Chi fa uso di droghe non è un criminale, ma una persona che vive un disagio: va curata con misure diverse dalla detenzione. Inoltre, studiando i dati delle politiche proibizioniste attuate fino a questo momento, si è chiaramente dimostrata la loro inutilità o peggio ancora, il loro rovinoso fallimento. Infatti la tendenza mondiale è senza dubbio alcuno quella della depenalizzazione e della legalizzazione. Sta avvenendo ovunque, dal Canada all’Australia, dal Brasile al Cile. Fino ad arrivare all’Uruguay che in questo momento costituisce l’avanguardia.

Questa è la tendenza mondiale mentre in Italia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin reintroduce per decreto - lamentando “un vuoto normativo” che è incapace di riempire altrimenti - le tabelle sugli stupefacenti previste dalla Fini-Giovanardi spazzate via solo qualche settimana fa della sentenza della Corte Costituzionale. Io credo che sia legittimo domandarci di chi sia rappresentativo questo ministro, quali interessi curi, dal momento che evidentemente non cura quelli di noi cittadini. E soprattutto mi auguro che la sua imposizione nell’attuale governo sia rivista in occasione delle prossime elezioni europee, quando il suo partito di riferimento, presumibilmente, conoscerà un ridimensionamento.

Non possiamo permettere che l’Italia vada nella direzione opposta a quella del resto del mondo. Non possiamo permetterci di voltare le spalle a decenni di studi, alla storia, al progresso, alla modernità, ai diritti civili e umani. Sì, perché questa è proprio una questione di civiltà.

FONTE: http://espresso.repubblica.it/

lunedì 24 marzo 2014

CENTRO DI PRIMA TRASFORMAZIONE DELLA CANAPA IN PUGLIA

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South-Hemp-Tecno-PugliaSe ne parlava da un po’ e ora sembra sia tutto pronto per la nascita del centro di prima trasformazione della canapa a Taranto, in Puglia, il secondo in Italia dopo quello di Carmagnola. Dovrebbe essere inaugurato entro la prima metà di luglio e servirà per lavorare le bacchette di canapa e ottenerne canapulo e fibra. Domenica 16 marzo, nel giorno della semina collettiva di canapa a Castiglione d’Otranto, è stata inaugurata Assocanapa Puglia, diramazione regionale di Assocanapa nazionale, che ha in programma altre semine di 4 o 5 ettari nel sud della Regione. Dopo queste anticipazioni rilasciate da Rachele Invernizzi di South Hemp Tecno a Canapaindustriale.it, torneremo più avanti per darvi altri aggiornamenti.
A che punto siamo con il centro di trasformazione?
L’impianto è pronto per il collaudo. In Piemonte dove l’hanno progettato e costruito, accenderemo i motori settimana prossima per poi lasciarlo lavorare sotto osservazione dei tecnici e ingegneri che l’hanno creato, in modo che verifichino il buon funzionamento di ogni sua parte. Tra la metà di aprile e i primi giorni di maggio lo trasporteremo in Puglia. Stiamo preparando il magazzino di Crispiano, sede operativa di South Hemp Tecno srl (proprietaria dell’impianto), per ricevere i macchinari. Crediamo di aver trovato un luogo perfetto, molto comodo da raggiungere, anche con i grandi camion su cui viaggerà la paglia di canapa da tutto il sud Italia.
Quando verrà inaugurato?
Entro la metà di luglio, anche se poi l’attività vera inizierà con il raccolto di quest’anno, pronto da fine agosto. Avremo da processare la canapa prodotta da 250 ettari seminati tra Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Calabria e soprattutto Puglia. Sono molto grata a tutti coloro che coltivano che come me ci credono.
Cosa può rappresentare per la canapa italiana e in particolare per quella del sud?
Quando ho conosciuto Felice (Giraudo, presidente di Assocanpa, ndr) 3 anni fa o poco più, mi ha detto che non avendo terra da coltivare, una buona alternativa per fare canapa poteva essere creare un centro di trasformazione. Sono in Puglia da 25 anni e da molto tempo sentivo lamentarsi gli amici agricoltori, stufi e delusi dal fare grano o pomodori e angurie, che poi non raccolgono perché il costo è spesso più alto del guadagno. L’idea di poter fare qualcosa di così bello per ridare vita all’agricoltura mi ha fatto mettere insieme un gruppo di investitori per poter finalmente realizzare il primo impianto industriale di trasformazione italiano. Assocanapa ha il prototipo agricolo, ma quello che verrà inaugurato è molto diverso, più robusto e potente. Quest’anno come primo anno lavoreremo appunto 250 ettari, ma dal 2015 ne lavoreremo 500/600, trasformando 4.800 tonnellate anno: per l’agricoltura del sud è una grande svolta.
Mario Catania per www.canapaindustriale.it

fonte: http://www.overgrow-italy.nl/

domenica 2 marzo 2014

Cannabis terapeutica? "Facciamola noi, siamo pronti" nella sede del CRA-CIN di ROVIDO

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La soluzione per produrre nel nostro Paese i farmaci cannabinoidi, che importiamo dall'Olanda a caro prezzo e con lunghe attese per i malati, è a portata di mano. E potrebbe coinvolgere due enti pubblici all'avanguardia nel settore. Però bisogna fare presto. L'appello del consigliere regionale toscano Enzo Brogi (Pd)


Cannabis di Stato? In Italia potrebbe diventare realtà. La soluzione per produrre nel nostro Paese i farmaci cannabinoidi, che attualmente importiamo dall'Olanda a caro prezzo e con lunghe attese per i malati, è a portata di mano e potrebbe coinvolgere due enti pubblici all'avanguardia nel loro settore.

A coltivare le varietà per uso medico potrebbe essere la sede di Rovigo del Cra-Cin, il centro di ricerca per le colture industriali. E a trasformarle in farmaci ci penserebbe loStabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, nato nel lontano 1832. Due strutture pubbliche con le carte in regola: nella sua serra controllata, il Cra produce già varietà di cannabis per uso farmaceutico e, prima di distruggerle come la legge impone, ne studia i principi attivi; a Firenze lo Stabilimento produce farmaci di altissima qualità, non solo per uso militare ma anche per il mercato civile e le grandi emergenze, dall'alluvione di Firenze al disastro di Chernobyl, passando per i terremoti del Friuli e dell'Irpinia. Di recente lo Stabilimento fiorentino si è dotato pure di un'autorizzazione “all'acquisto, impiego e distribuzione di sostanze stupefacenti e psicotrope e loro preparazioni appartenenti alle Tabelle I e II di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modifiche e integrazioni”. Il permesso, accordato il 7 maggio 2013, è valido fino al 6 maggio 2015.

I tempi stringono. Ecco perché a fare pressione sul Ministero affinché avvii subito una produzione statale di cannabis arriva il consigliere regionale della Toscana Enzo Brogi(Pd), che per primo in Italia si è fatto promotore di una legge che ha messo i farmaci cannabinoidi a carico del servizio sanitario regionale, seguito a ruota da Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Tramite l'Espresso Brogi fa un appello: “Produciamola noi la cannabis terapeutica. Abbiamo le strutture, abbiamo le conoscenze. La sede di Rovigo del Cra-Cin può coltivarla. E a Firenze abbiamo lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, un edificio storico che raccoglie il fior fiore dei farmacisti e dei ricercatori, ha al suo interno una bellissima professionalità eppure rischia di chiudere. Sarebbe un forte atto di risparmio, oltre che una risposta a una legittima aspettativa dei pazienti e una grandissima opportunità di lavoro per uno stabilimento stritolato dalla spending review. Meglio di un istituto dello Stato controllato dai militari, da chi lo fai fare?”.

Il governo, al contrario dei pazienti, però, non sembra avere fretta: risale a cinque anni fa, al 2009, l'ordine del giorno G-102 con il quale il Senato chiedeva al governo di valutare in tempi brevi la fattibilità di avviare a Firenze una produzione o lavorazione nazionale di Cannabis medicinale per il servizio sanitario pubblico.

Anche Rovigo sembra essere disponibile all'impresa: il primo ricercatore Gianpaolo Grassi, infatti, lo scorso novembre ha personalmente scritto agli assessori regionali di tutta Italia chiedendo di attivarsi per presentare l'istanza al Ministro della Salute.

Intanto si sono stancati di aspettare i malati di sclerosi multipla. E, riuniti in varie associazioni, hanno chiesto alla “CCSVI Campania Onlus” di promuovere la prima class action contro il Ministero della Salute per la cannabis terapeutica. “E' un'azione tutta da costruire e non siamo ancora certi su come sarà strutturata ma l'intenzione sicuramente c'è. Cercheremo di coinvolgere tutte le associazioni che vorranno collaborare, e possono essere molte, perché la cannabis terapeutica interessa tantissime patologie” fa sapere all'Espresso Celeste Covino, presidente della olnlus che si occupa del diritto alla salute dei malati con Sclerosi Multipla e CCSVI (insufficienza cronica cerebro spinale). “Che io sappia una cosa simile non è mai successa in altri Paesi. Ma fare una class action contro il ministero della Salute senza avere in mano delle certezze scientifiche provenienti da studi italiani, è un buco nell'acqua, nonostante ci siano numerose evidenze scientifiche internazionali. Perciò da qualche mese la nostra associazione, in collaborazione con alcuni medici, ha iniziato uno studio osservazionale nell'intento di chiedere poi uno studio clinico controllato. E' stato difficile mettere insieme i pazienti per lo studio, perché devono acquistare di tasca propria il Bedrocan, ma è necessario arrivare ad un protocollo d'assunzione.

La cannabis è una terapia da personalizzare secondo la propria condizione clinica” spiega Celeste Covino. Che è fiduciosa: i tempi, secondo lei, sono maturi. “E' giunto il momento. Dobbiamo approfittare della sentenza della Consulta. Stiamo cercando di capire come muoverci tramite i nostri legali. Vogliamo fare in modo che il diritto alla salute sia garantito e che i pazienti siano messi in grado di arrivare a queste cure tramite il sistema sanitario. Lo stesso ministero ha certificato che questo è un farmaco di fascia B, quindi è assurdo che molti medici si rifiutino ancora di affrontare queste terapie” conclude.

Fonte : http://espresso.repubblica.it/

domenica 16 febbraio 2014

Coltivazione della cannabis indica, ordine del giorno di SEL, FDS e Progetto Toscana

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foto d'archivio
foto d'archivio 
“Coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe” è il tema di un ordine del giorno che Progetto Toscana, Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia Libertà di Pistoia hanno presentato e che verrà discusso in consiglio comunale.

venerdì 7 febbraio 2014

Le verità scomode sulla “marijuana libera” che i partiti non ti vogliono dire

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di Mazzetta - 15/01/2014 - Un leghista ha dato il colpo d'inizio e subito gli altri partiti sono scattati a proporre piccole e ipocrite modifiche alla Fini-Giovanardi: ecco perché nessuno sembra averci capito nulla





Le verità scomode sulla "marijuana libera" che i partiti non ti vogliono dire

Nel 1993, tramite un referendum, gli italiani hanno votato per la non punibilità dell’uso personale, da allora aspettano che il parlamento provveda in questo senso. La legge Fini-Giovanardi arrivò invece a inasprire le pene e nemmeno oggi le proposte in campo promettono di rispettare quel voto.
depenalizzazione droga 2depenalizzazione droga 1
IL DISPREZZO PER IL REFERENDUM - Nonostante l’alta affluenza al voto (77%) e la netta supremazia del voto per la depenalizzazione, vincente con più del 10% dei voti di distacco, in controtendenza con l’opinione della maggioranza dei partiti, quella legge voluta dagli italiani non ha mai visto la luce. Al contrario, la normativa è stata modificata in senso molto restrittivo dalla legge 21 febbraio 2006 n. 49 (conosciuta anche come legge Fini-Giovanardi). Una legge infilata nella conversione del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 272, emanato in origine solo per il finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino. Da allora secondo lo stesso Giovanardi i consumatori di droghe così come sono state classificate, non correrebbero il rischio di andare in carcere, pensiero che ha ribadito anche di recente in un’intervista al formigoniano Tempi:

venerdì 10 gennaio 2014

Cannabis: che c’entra l’uso terapeutico con la legalizzazione?

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brian
Roma, 9 gen – La notizia è che in alcuni Stati, e in parte anche in Italia, l’uso medico della cannabis è consentito, attraverso una forma di autorizzazione “caso per caso” e di beneficio non sostituibile per la salute. Si parla anche di legalizzazione “in toto” della diffusione della cannabis, dalla produzione alla vendita, seppur inizialmente in negozi dedicati.
Dispiace constatare l’intreccio di due questioni completamente separate, uso medico di una classe farmacologica di sostanze (cannabinoidi) e uso ricreativo di una serie di prodotti (cannabis). Tra i cannabinoidi ci sono diverse sostanze, ma il loro uso medico si basa su due fatti che rendono questo “filone” poco interessante per i fan della cannabis. In primo luogo non tutti i cannabinoidi producono euforia e gratificazione (come il THC), e alcuni cannabinoidi studiati per l’uso medico non sono psico-attivi, o lo sono in un senso opposto a quello del THC. In secondo luogo, i prodotti medici a base di THC consistono in formulazioni a rilascio lento, caratteristica che cambia radicalmente l’impatto tossico sul cervello del THC stesso. Insomma, si auspica che questi medicinali diventino disponibili e colmino delle lacune terapeutiche, ma ciò potrebbe avvenire senza alcuna concessione legale alla cannabis.
Del resto, chi sfila con spinelli giganti di cartapesta nelle Street Parade per la cannabis libera non sta certo rappresentando il dolore di pochi malati, ma l’entusiasmo di tanti consumatori. Anzi, se la guida per cambiare le leggi sulle cannabis deve essere quella dettata dal popolo della cannabis, alla fine i malati si troveranno a disposizione non farmaci ben calibrati e poco tossici, ma preparati di cannabis con proprietà terapeutiche ma anche effetti tossici. Una legge “sulla cannabis” non è forse una priorità politica, come ha commentato Maroni alla proposta di un dibattito interno alla Lega su questo tema: aggiungerei che una legge sulla cannabis non è neanche una priorità in tema di uso medico dei cannabinoidi. La priorità è se mai sviluppare la ricerca in questo campo.
Perché tutti questi scrupoli su una sostanza che comunque è leggera e innocua ? Perché non è leggera e innocua. Come indicato dai dati sui sequestri di cannabinoidi nell’Unione Europea, negli ultimi anni la cannabis sta diventando sempre meno “marijuana” e sempre più “haschisch”, ovvero con tenore di THC crescente. Questo cambia l’impatto sociale di un ipotetico consumo diffuso e libero, poiché se la marijuana è inebriante, la cannabis con molto THC diventa agitante e allucinogena. Se alcune varianti di cannabis possono essere “tranquillanti”, altre incrementano i livelli di violenza nei soggetti ricoverati per episodi di delirio.
Il modello da seguire è: liberalizzazione dell’uso medico (dove non si pone il problema della proibizione) e controllo sulla diffusione non medica.
Esistono già situazioni simili su altre classi di sostanze. Ad esempio, gli oppiacei sono impiegati per usi medici, tra cui lo stesso trattamento della tossicomania, ma questo non significa che ci sia bisogno di liberalizzare la circolazione dell’eroina per uso ricreativo. Da una parte i prodotti a scopo terapeutico (metadone orale, buprenorfina orale, morfina orale), dall’altra quelli di abuso (iniettivi, da inalazione), che sono regolamentati per uso medico e non liberalizzabili per uso ricreativo. Questa la via logica: quella dell’uso medico e della protezione dalla diffusione di droghe tossiche.
Matteo Pacini
fonte http://www.ilprimatonazionale.it/

mercoledì 20 novembre 2013

Cannabinoidi per uso terapeutico: ecco la proposta di legge di M5S Lombardia.

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M5S Lombardia ha depositato una proposta di legge dal titolo 

giovedì 30 maggio 2013

La Forza della Verità!

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Tratto da : www.legalizziamolacanapa.org/
Con l’avvio del nuovo governo di larghe intese abbiamo notato una ripresa del bombardamento mediatico allarmistico contro la cannabis da parte dei proibizionisti (che ormai sarebbe più opportuno chiamare “persecutori”) da Serpelloni in primo piano al senatore indagato Antonio Gentile, al “quasi” giornalista Arduino Rossi che esprime solo odio per chi usa cannabis, dei quali abbiamo già riferito negli ultimi articoli pubblicati sul nostro sito.
Le argomentazioni sono il solito disco incantato di sempre, la cannabis è pericolosa, (ormai lo dicono solo i persecutori più fanatici) soprattutto per i giovani, senza evidenze scientifiche, è la droga più diffusa tra i giovani (non è vero, è l’alcool, enormemente più pericoloso e del quale non si preoccupano di perseguitare così morbosamente come la canapa, segno evidente che dei giovani non gliene frega niente, ma il vero scopo è perseguitare chi usa cannabis e soprattutto chi se la autoproduce), Serpelloni si scatena (ADUC droghe del 09 maggio 2013 e sito del DPA del 10 maggio 2013) e ossessivamente ripete ancora: “non possiamo certamente abbassare la guardia che peraltro abbiamo tenuto sempre ben attiva e non possiamo condividere l’opinione di chi afferma che la cannabis è una sostanza innocua o addirittura salutare” (che fantasia, che parole originali!), arriva addirittura ad affermare che “Se le donne durante la gravidanza fumano cannabis, il neonato avrà un rischio otto volte maggiore di sviluppare una forma di dipendenza in età adolescenziale” (saremmo curiosi di sapere quali REALI evidenze scientifiche supportano questa affermazione) e che la marijuana “geneticamente modificata” (e non è esatto, perchè la cannabis OGM non esiste, semmai sarà geneticamente “selezionata”) in circolazione è molto più potente che in passato perché ha il 46% di THC, (come se tutta la marijuana in circolazione fosse al 46% di THC), mentre sappiamo tutti che è una balla.
Diciamola la verità: la maggior parte della marijuana venduta nelle strade di tutta Europa e soprattutto in Italia proviene dall’Albania, con valori di THC difficilmente superiori al 5%, ma prodotta industrialmente e distribuita dai narcotrafficanti criminali che non si preoccupano certo di farla biologica e la condiscono di veleni chimici veramente pericolosi per la salute, che vi invitiamo sinceramente ad evitare di acquistare!
Non c’è bisogno di dire che la cannabis in commercio è pericolosa perché ha il 46% di THC, che se anche fosse vero i consumatori ce ne metterebbero di meno e comunque non sarebbe neanche lontanamente nociva come quella avvelenata chimicamente dalle tecniche di coltivazione industriale dei narcotrafficanti.
Certo che se il DPA ha usato tale cannabis contaminata e plausibilmente cancerogena per i suoi “studi” ci si potrebbe pure credere che possa danneggiare il cervello e non solo! Ma la colpa non è della cannabis in sé, ma dei suoi persecutori che proibendone l’autocoltivazione biologica ne affidano così il monopolio della produzione alle narcomafie criminali: loro sono veramente pericolosi e nocivi per i giovani e per tutti i consumatori in genere.
La cannabis è antitumorale. Chi se la autocoltivava usando le vecchie varietà, in genere tendeva a prodursi delle infiorescenze biologiche con una percentuale di THC dal 6% al 9 % che è già abbastanza, pochi amavano veramente le percentuali dal 12% al 18% e più delle varietà olandesi, ma a forza di sequestrare e distruggere, il proibizionismo, o, meglio, la persecuzione, sta portando all’estinzione genetica di tutte le vecchie varietà meno selezionate e più “naturali” che ancora gli autocoltivatori fanno sopravvivere, con le loro proprie qualità medicinali, lasciando sul mercato solo le semenze di varietà geneticamente selezionate (e non “modificate” con tecniche di ingegneria genetica) ad altissima percentuale di THC.
Poiché sappiamo che la resina di ogni pianta è diversa, anche nell’ambito della stessa varietà, anche tra semi provenienti dalla stessa pianta e impollinati dallo stesso maschio, riteniamo che l’impoverimento genetico delle varietà del genoma della canapa sia controproducente soprattutto per le eventuali ricerche future sugli effetti terapeutici della resina: sarebbe importantissimo studiare le qualità medicinali della resina delle vecchie varietà e selezionarle come medicine e non per l’altissima percentuale di THC. Visto che Serpelloni e compagnia bella di persecutori non possono proprio “condividere l’opinione di chi afferma che la cannabis è una sostanza innocua o addirittura salutare” e visto che dalle ricerche scientifiche di tutto il mondo sulla cannabis emerge, invece, proprio questa “evidenza scientifica”, vorremmo darvi un aggiornamento su quanto la cannabis faccia bene. Da ADUC droghe del 15 maggio e 17 maggio 2013:
“I consumatori abituali di marijuana hanno un migliore controllo della glicemia rispetto a chi non fa uso della cannabis. A stabilirlo e’ una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa) pubblicata su ‘The American Journal of Medicine’. Secondo gli scienziati i fumatori di marijuana hanno i livelli di insulina a digiuno del 16% piu’ bassi rispetto a chi non fa uso della sostanza e una minor probabilita’ di essere insulino resistenti. L’insulina permette alle cellule di utilizzare il glucosio contenuto nel sangue, trasformandolo in energia, la mancanza dell’ormone causa picchi glicemici e apre la strada al diabete. Ebbene, l’uso di regolare di marijuana “e’ associato ad indici favorevoli relativi al controllo del diabete mellito”, afferma i ricercatori. Si stima che solo negli Usa siano 17,4 mln i consumatori di cannabis, con circa 4,6 mln di persone che la fumano giornalmente. Inoltre, una forma sintetica del principio attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo, comunemente conosciuto come Thc, e’ gia’ stato approvato negli Stati Uniti per il trattamento degli effetti collaterali della chemioterapia, delle terapie anti anoressia indotta dall’Aids e della nausea. I ricercatori ha utilizzato i dati di una ricerca multicentrica registrati dal National Health Nutrition Survey (Nhanes) tra il 2005 e il 2010. Sono stati 4.657 i partecipanti che hanno completato il questionario sull’uso della droga. Di questi, 579 erano consumatori di marijuana, 1.975 l’avevano fumata solo in passato e 2.103 non avevano mai fumato o assunto marijuana. Successivamente sono stati misurati l’insulina a digiuno e la glicemia tramite campioni di sangue.”
Un recente studio sul The American Journal of Medicine illustra le qualità della marijuana nel mantenere il peso forma e allontanare il rischio di diabete. La ricerca, condotta dall’Università del Nebraska, la Harvard School of Public Health il e Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, rivela alcuni effetti benefici a oggi del tutto inediti. Pare, infatti, che l’assunzione di marijuana tramite inalazione predisponga al dimagrimento e allontani il rischio di diabete nei soggetti a rischio.
Gli esperti hanno osservato comportamenti e abitudini di circa 4.600 consumatori abituali di cannabis. In media, si è rilevato come i fumatori assumano giornalmente 600 calorie in più rispetto ai non fumatori – gli effetti sulla fame della marijuana sono da sempre ben noti – eppure i consumatori tendono a rimanere in forma, privi del problema del sovrappeso. I ricercatori pensano, di conseguenza, che vi siano dei fattori specifici nella cannabis a protezione del rischio obesità.
Non è però tutto: lo studio ha controllato stato di salute, circonferenza della vita, livelli ematici di colesterolo, zucchero e insulina di digiuno in ogni individuo appartenente al campione. Ne è emerso non solo come il girovita e l’accumulo di grasso sia inferiore nei fumatori, ma come il livello di colesterolo buono nel sangue sia più alto e il controllo glicemico più efficiente, segnale evidente di una perfetta funzione insulinica.
Queste notizie il DPA non le riporta MAI, anzi, se Serpelloni fa qualche intervento al riguardo di nuove scoperte terapeutiche sulla cannabis è solo per gettare dubbi e discredito, perché “è importante non abbassare la guardia”, “la cannabis può compromettere lo sviluppo del cervello degli adolescenti e dei feti”, “la cannabis può causare incidenti stradali e nei lavori a rischio”, eccetera eccetera, è un disco incantato.
E l’alcool no? Non è molto peggio? Perché ci rendete la vita impossibile per la canapa?
Certamente è sconsigliabile l’uso di qualunque sostanza psicoattiva (anche alcool, caffè, tabacco) alle donne in gravidanza e agli adolescenti il cui cervello è ancora in fase di sviluppo, ma perché rovinarci la vita a tutti quanti per l’uso e l’autoproduzione di una pianta naturale come la canapa dalle numerosissime proprietà terapeutiche?
E’ solo sadismo persecutorio o c’è un piano occulto sotto?
In molti se lo domandano ormai.
I persercutori potranno continuare a negare l’innocuità e le proprietà terapeutiche della canapa, ma la forza stessa della Verità porterà inevitabilmente alla sconfitta delle loro manipolate teorie, prima o poi, speriamo presto!
Nel frattempo: Non abbassiamo la guardia, attenti ai proibizionisti persecutori, che sono un pericolo per la crescita civile di una società.
Pierpaolo Grilli – ASCIA

lunedì 15 aprile 2013

Usa, la marijuana legale è un business da 1,5 miliardi. E Wall Street cavalca l’onda

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I ricavi quadruplicheranno entro il 2018 grazie ai referendum in Colorado e nello Stato di Washington. Si fanno avanti così gli investitori, che puntano su distributori automatici di stupefacenti e start up innovative. E anche lo Stato chiede la sua fetta, con una tassazione fino al 40%
Usa, la marijuana legale è un business da 1,5 miliardi. E Wall Street cavalca l’onda

Il business della marijuana legale ha raggiunto livelli esorbitanti negli Stati Uniti. Il Medical marijuana business daily, la principale fonte di informazione per il mercato americano dellacannabis ad uso medico, prevede che le vendite autorizzate schizzeranno quest’anno a oltre 1,5 miliardi di dollari. E, grazie ai referendum che a novembre dell’anno scorso hanno dato il via libera all’utilizzo “ricreativo” in Colorado e nello Stato di Washington, quadruplicheranno a 6 miliardi entro il 2018.

domenica 15 gennaio 2012

Vite artificiali, Trisciuoglio: “del mio corpo voglio decidere liberamente”

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Foggia – “AVREI il terrore a finire i miei giorni in una sala rianimazione con medici che ti fanno un buco nella pancia e ti inseriscono una pompa che la riempie di grassi e proteine e uno squarcio nella trachea e una pompa che soffia l’aria nei polmoni e un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, mani che ti devono girare per evitare quelle dolorosissime piaghe da decubito (…)”. E’ uno dei passaggi più intensi della missiva inviata a Stato da Andrea Trisciuoglio, responsabile Foggia Associazione Luca Coscioni – per la libertà di ricerca scientifica. La nota di Andrea, che più da referente associativo scrive da “malato di sclerosi multipla” (malattia autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale, cervello e midollo spinale) segue le recenti attività dell’Associazione Radicale foggiana Maria Teresa Di Lascia, con una passata missiva nella quale i referenti del direttivo hanno chiesto l’istituzione del registro comunale dei testamenti biologici a Foggia.

Attività associazione Maria Teresa Di Lascia.
 Istituzione registro per il testamento biologico.
Qui Manfredonia (l’iniziativa di Stato, a cura di Elisabetta Tomaiuolo)

Qui Foggia – La lettera dell’associazione: un registro comunale per i testamenti biologici 

sabato 13 agosto 2011

La marijuana come cura alla Sclerosi Multipla.

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Esistono numerose testimonianze aneddotiche di pazienti affetti da sclerosi multipla che riferiscono un beneficio sintomatologico in seguito all'assunzione di derivati della Cannabis.
Tali testimonianze hanno anche il supporto di alcuni studi scientifici, condotti per lo più su piccole casistiche, ma in grado di fornire evidenze molto suggestive e convincenti.


Uno studio pubblicato nel 1981 ha dimostrato, in 7 di 9 pazienti affetti da sclerosi multipla, un significativo miglioramento del tono muscolare dopo somministrazione, in "doppio cieco", di 5 mg di THC.
Un miglioramento soggettivo dei sintomi legati alla spasticità muscolare dopo inalazione di Cannabis viene segnalato anche da 5 di 8 pazienti studiati da Clifford nel 1983 .
In due pazienti si ebbe anche un netto miglioramento delle prove di coordinazione motoria e una significativa riduzione del tremore muscolare, come mostrato nella
Analogo miglioramento è riferito anche da tredici pazienti scarsamente controllati dalle terapie convenzionali, che hanno partecipato nel 1988 a uno studio in "doppio cieco", THC versus placebo.
Un miglioramento obiettivo del senso dell'equilibrio è invece riportato in un altro studio in doppio cieco pubblicato in epoca più recente, in cui pazienti con sclerosi multipla e volontari sani vennero sottoposti a test posturali prima e dopo inalazione di Cannabis.

venerdì 12 agosto 2011

La legalizzazione e regolamentazione della cannabis è questione di diritti civili

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da ADUC                                                08/07/2010
La Naacp (Negro Association for the Advancement of Colored People), una delle più antiche e influenti organizzazioni per i diritti civili negli Stati Uniti, ha dato il proprio pieno e incondizionato appoggio al referendum che si terrà in California a novembre per la legalizzazione e regolamentazione della cannabis. Per la prima volta, i protagonisti delle storiche battaglie civili contro la segregazione e discriminazione razziale fanno della guerra alla droga una questione di diritti civili. Una presa di posizione 'pesante', anche perché la Naacp ha la capacità di organizzare e smuovere milioni di associati, tra cui numerosi leader politici e membri del Congresso. Potrebbe essere un punto di svolta significativo nel dibattito sulle politiche della droga. Segue il manifesto dei leader della Naacp con cui annunciano il loro sostegno al referendum Proposition 19 (1).

"L'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque", disse il reverendo Martin Luther King Jr. il 4 aprile 1967 mentre parlava contro la guerra del Vietnam. All'epoca fu criticato pienamente da amici e nemici per aver parlato di un argomento ritenuto estraneo alle lotte sui diritti civili. King aveva capito meglio di molti altri il vero costo della guerra -in vite perse, futuri buttati via, sogni rimandati e risorse sprecate. Alla fine la maggioranza degli americani gli ha dato ragione sulla guerra del Vietnam, ma lui non ha vissuto abbastanza per vedere questo cambiamento dell'opinione pubblica. Il suo coraggio morale sta nell'aver parlato nonostante vi fosse disaccordo, preoccupandosi più della sua integrità che della sua popolarità.
Come dirigenti della Naacp della California, la nostra missione è sradicare l'ingiustizia e continuare la lotta per i diritti civili e la giustizia sociale ovunque e ogni volta che possiamo. E' per questo che sentiamo il dovere di parlare chiaramente contro un'altra guerra, la cosiddetta "guerra alla droga". Che sia chiaro, questa non è una guerra ai signori della droga o ai violenti cartelli; questa è una guerra che in modo spropositato colpisce giovani uomini e donne e l'ultimo strumento per infliggere una giustizia alla Jim Crow (leggi sulla segregazione razziale, ndr) sugli afro-americani più disagiati.
Rigettiamo l'argomentazione spesso reiterata e ingannevole che esistano solo due scelte per affrontare la questione delle droghe: un sistema fortemente repressivo oppure il permissivismo totale. L'abuso e la dipendenza da sostanze stupefacenti sono problemi americani che riguardano ogni fascia sociale ed economica, e per farvi fronte sono necessarie strategie sanitarie e di pubblica sicurezza. Ma strategie di pubblica sicurezza che colpiscono soprattutto i neri e i latino-americani disagiati, costretti a subire il peso e la vergogna dell'arresto, del processo e della condanna per marijuana, devono finire.
Il rapporto pubblicato questa settimana (2) dal Drug Policy Alliance conferma che le leggi sulla marijuana colpiscono in modo sproporzionato i nostri giovani. Nonostante l'evidenza scientifica dimostri che i giovani neri consumano marijuana meno dei giovani bianchi, in ognuna delle 25 contee più popolate della California i neri vengono arrestati ad un tasso più elevato dei bianchi -tipicamente due, tre o anche quattro volte in più.
Crediamo che qualsiasi potenziale rischio associato al consumo di marijuana è molto inferiore rispetto al danno che deriva dal finire nelle maglie del sistema giudiziario. Una volta che un giovane viene arrestato ed entra nel sistema giudiziario, aumentano le probabilità che finisca nuovamente nelle maglie della giustizia penale. Anche se gran parte degli arresti per possesso di marijuana non comporta condanne pesanti al carcere, in quasi ogni caso generano un intrappolamento permanente nel sistema giudiziario penale -fedina penale, inserimento nei database dei criminali e la stigmatizzazione permanente che ne deriva. Con una semplice incriminazione per possesso di marijuana ed una sanzione da 100 dollari si viene segnalati nei registri della polizia e può scaturirne una fedina penale permanente per reati di droga, fedina che qualunque datore di lavoro, locatore, scuola, banche, registro di impresa e agenzia del credito può facilmente reperire.
Vista la crisi economica e l'alto tasso di disoccupazione, in particolare per gli uomini di colore, vogliamo davvero ostacolare in modo permanente le chance che una persona ha di farsi un'istruzione, di guadagnarsi da vivere e condurre una vita produttiva solo perché ha consumato marijuana? E poi, davvero arrestare le persone per possesso di marijuana è il modo migliore per utilizzare i pochi soldi che rimangono delle nostre tasse? Mentre le contee licenziano insegnanti, vigili del fuoco, assistenti sanitari per bambini e anziani, possiamo giustificare lo spreco di milioni di dollari per tentare di ridurre la domanda di cannabis con lo strumento giudiziario? Quanti anni ancora dobbiamo attendere per dichiarare fallita questa strategia? La nostra storia recente è piena di eletti (compreso l'attuale Presidente degli Stati Uniti), leader del mondo dell'economia e altri che hanno ammesso di aver fatto uso di marijuana e sono riusciti comunque ad avere una vita piena e realizzata.
Quanti di loro avrebbero potuto farlo se fossero incappati nelle attuali leggi?
La Naacp della California non crede nel mantenere l'illusione che stiamo vincendo la guerra alla droga sacrificando un'altra generazione di giovani donne e uomini. Ora basta. Vogliamo un cambiamento in cui possiamo credere; ed è per questo che sosteniamo Proposition 19 (referendum per la legalizzazione della marijuana, ndr). Invece di sprecare soldi con leggi repressive sulla marijuana, Proposition 19 genererà nuove entrate fiscali che potremo utilizzare per migliorare il sistema educativo e l'impiego dei nostri giovani. La nostra gioventù vuole e merita un futuro. Investiamo nelle persone, non nelle prigioni. E' ora di porre fine al fallimento della guerra alla droga depenalizzando e regolamentando la marijuana per salvare le nostre comunità.

COMUNICATO STAMPA DELL'ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
URL: http://www.aduc.it
Email aduc@aduc.it

mercoledì 20 luglio 2011

Intervista al dottor Tato Grasso sulla marijuana medicinali

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fonte: fivebooks.com
traduzione tramite translate.google.it

Qual è il tuo primo libro?

Cannabis Uso e Abuso di Giancarlo Arnao. Questo libro è personalmente importante come è stato il primo libro che davvero mi ha introdotto al tema della cannabis terapeutica. Ci vuole uno sguardo cannabis in tutti i suoi diversi aspetti. C'è un breve capitolo che parla delle esperienze di terapia cannabis negli Stati Uniti, e di un certo Robert Randall, che ha combattuto in tribunale e ha vinto il diritto di curare il suo glaucoma con la cannabis, che è stato ceduto direttamente dal National Institute on abuso di droga. Ho iniziato ad essere interessati al tema di questo libro, che mi ha incoraggiato ad approfondire l'argomento, mi porta a leggere il mio secondo libro scelto dal Dr Lester Grinspoon.




Qual è Marijuana la medicina proibita.

lunedì 13 giugno 2011

AIDS - La Canapa curante

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La coltivazione della Cannabis è un diritto naturale come per il basilico o l'uva
vedi
LA VERA STORIA della CANAPA
Un diritto che ogni essere umano acquisisce al momento della nascita, poiché il patrimonio botanico del pianeta appartiene al genere umano. In uno stato di diritto non può esistere una legge che mette fuorilegge una parte così ampia della popolazione.
Seminiamo disobbedienza. 
 - By Paolo La Marca [Area Riduzione del Danno, Lila Nazionale]
Leggendo le liste di associazioni, organizzazioni e singoli individui che corredano i vari annunci relativi al movimento che reclama l'utilizzo terapeutico, e la legalizzazione, della cannabis (cannabis sativa, non scordiamoci che in definitiva si tratta solo di una pianta) che attraversa il nostro paese, vi sarà sicuramente capitato di scorgere il nome della Lila. Potrebbe a questo punto sorgere spontanea una domanda: cosa ci fa una organizzazione non governativa, dedita alla ricerca, alla difesa dei diritti, all'implementazione di svariate attività di prevenzione e informazione nel campo dell'Aids, all'interno di questo movimento ? Una risposta a tale domanda è complessa ed articolata: prima di tutto la Lila è impegnata da anni sul fronte del rapporto fra consumo di stupefacenti e Aids, nell'ottica della riduzione del danno. Se il rapporto fra droghe e Aids nel caso del consumo di stupefacenti per via endovenosa è diretto (trasmissione del virus Hiv tramite uso promiscuo di siringhe), non meno importante è il rapporto fra il consumo di "nuove" droghe (ecstasy-like), con il loro potere disinibente, e la prevenzione di nuove infezioni per via sessuale. 

sabato 11 giugno 2011

Cannabis Terapeutica e Vaticano. Una testimonianza

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A seguire la mia testimonianza relativa al pensiero della Chiesa in fatto di droghe-farmaci,
Stefano Balbo
Vice Pres A.C.T. (Associazione Cannabis Terapeutica)

Sent: Monday, July 09, 2007 4:06 PM
Subject: richiesta importante!
Molto Rev. Mons. Soto
,
Mons. Patrizio Benvenuti mi ha dato il suo indirizzo affinché io Le richiedessi i documenti pontifici medianti i quali mi viene data autorizzazione ecclesiastica all’uso di sostanze stupefacenti per curare o alleviare sintomi di gravi malattie!
Con il farmaco “SATIVEX” che è fatto con cannabinoidi (marijuana), io sono praticamente “rinato” (ho la sclerosi multipla, diabete, operato di 2 tumori ed ho effetti collaterali farmaco resistenti!).
Dopo 4 mesi di assunzione me lo vogliono negare ed una delle motivazioni è:che siamo in Italia, in Italia c’è il Vaticano per cui è inutile insistere…
Io so che non è colpa del Vaticano, come affermatomi da Mons. Benvenuti, per cui Le chiedo una dichiarazione da poter presentare ai politici locali e stampa.
Ho quasi 43 anni, sono cattolico ho 2 figli ed ho bisogno di lavorare! Senza questo farmaco, cosa sarà della mia famiglia e di tante altre che hanno il papà o la mamma con i miei stessi problemi di salute?
Per ulteriori chiarimenti può contattarmi al numero: 335-80XXXX    0473-270XXXX(oppure inserisca il mio nome+cognome nel motore di ricerca google).
La prego di rispondermi il prima possibile perchè mercoledì 11/07/2007 ho appuntamento con l’Ass. alla Sanità locale che ha il potere di decidere..!
La ringrazio di cuore e la saluto con affetto.
Stefano Balbo
———————————-
Dal Vaticano, 9 luglio 2007
Illustre Signor Stefano,
Ho ricevuto la sua mail con la quale mi domanda circa la moralitá dei farmaci che contengono sostanze narcotici, e che sono destinati ad alenire il dolore di un malato grave. Al riguardo desidero esporre in alcuni punti quello che il nostro Pontificio Consiglio ha publicato e ha come documenti importanti in questo caso: 

“Possa la mia morte restare sulla vostra coscienza finché vivrete”

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By andromedatheory

Il coltivatore di marijuana medicinale e attivista Steve McWilliams si è suicidato lo scorso giugno, anziché affrontare sei mesi in prigione senza marijuana per alleviare il suo dolore cronico. Se mai vi troverete in una situazione simile, non uccidetevi in privato. 


Usate la vostra morte per colpire il tiranno. 


Dichiaratevi innocenti; dopodiché suicidatevi nell’aula di tribunale, con la giuria e i giornalisti a osservare, dopo aver sfidato il giudice gridando “Io sono un coltivatore di marijuana medicinale. State per trasformare questi 12 onesti cittadini nei vostri malvagi strumenti, ma io li salverò da voi. Possa la mia morte restare sulla vostra coscienza finché vivrete”.
Richard Stallman

martedì 7 giugno 2011

La politica dello struzzo!

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Di seguito le dichiarazioni del DPA (in corsivo) sulla conferenza della Global Commission (in neretto le nostre osservazioni)

In risposta alle dichiarazioni in merito alle proposte di legalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, in aperta opposizione con le attuali politiche antidroga portate avanti da tutte le Nazioni Unite, lanciate da una altisonante quando sedicente “commissione globale sulle politiche sulla droga”, composta da persone particolarmente note quali intellettuali, attori, cantanti, ex-funzionari dell’ONU ed ex-presidenti di Stato,
Ci risultano oltremodo scandalosi, il termine “sedicente” riferito ad una Commissione Internazionale, il senso denigratorio che viene attribuito in questo caso ad artisti di fama mondiale e ai ripetuti “ex” volgarmente usati per evidenziare la loro incapacità decisionale!
Vorremmo dialogare con persone meno faziose e degne del ruolo pubblico che ricoprono!
il Dipartimento così interviene:
1. Non può essere minimamente condivisa la proposta della legalizzazione del commercio e dell’uso delle droghe (a partire dalla cannabis) quale principale soluzione alla diffusione della droga nel mondo.
50 anni di proibizionismo non hanno minimamente scalfito il mercato della droga che, anzi, è aumentato secondo le stime della Commissione di svariati milioni di consumatori in tutto il mondo, quindi serve trovare una strategia diversa che realmente voglia contrastare la diffusione e il mercato criminale che ne detiene il monopolio.

mercoledì 1 giugno 2011

Un ente unico per i centri contro il dolore, «Medici più a loro agio a lavorare con noi»

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Presentata ieri la Canadian Association of Medical Cannabis Dispensaries.

Di ALESSIO GALLETTI

TORONTO - Ogni giorno aiutano migliaia di persone a contrastare malattie come Aids, cancro e sclerosi multipla e da ieri hanno anche un’unica organizzazione che li rappresenta a livello nazionale. Sono i centri in cui viene dispensata la cannabis a uso terapeutico, che con una conferenza stampa a Ottawa hanno annunciato la creazione della Canadian Association of Medical Cannabis Dispensaries. Dopo 15 anni di sforzi lasciati all’iniziativa individuale, spiega Rade Kovacevic del Medical Cannabis Centre of Guelph, ora questo settore ha deciso come sua prima missione di darsi degli standard validi a livello nazionale.
Avete deciso di darvi regole comuni. Sono già state scritte o ci state ancora lavorando?
«Ci stiamo lavorando, stiamo chiedendo alle organizzazioni interessate di inviarci il loro input, per essere sicuri di rispondere a qualsiasi preoccupazione le persone coinvolte possono avere nella versione finale dei nostri standard».
Avere un’unica organizzazione a livello nazionale che rappresenti tutti i centri è una prima assoluta.
«Sì e la vediamo come una grande opportunità, perché farà si che ci sia coesione nelle pratiche diffuse in tutto il Paese».
Quanto è importante questo passo per chi fa uso terapeutico di cannabis?
«È estremamente importante, sia dal punto di vista del consumatore, perché assicura la qualità della medicazione che ricevono, e poi perché il programma di Health Canada è un fallimento e i pazienti possono ricevere un servizio migliore attraverso i centri. Avere un’organizzazione capace di educare il pubblico e creare standard nazionali, permetterà ai pazienti di ricevere un trattamento di qualità in tutto il Paese».
Come direttore di uno di questi centri, contro cosa combattono le persone che fanno uso terapeutico di cannabis?
«Tra le condizioni più comuni ci sono Hiv/Aids, l’epatite C, il cancro, l’artrite, il glaucoma e la sclerosi multipla».
Condizioni che possono essere molto dolorose, che alcuni combattono con altri farmaci.
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