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domenica 12 settembre 2010

Hub militare e camp Darby

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Hub militare e camp Darby. Un “onore” per il Sindaco di Pisa, un onere per le popolazioni
 L’area vasta Pisa/Livorno territorio a vocazione militare? Noi diciamo di NO.
 Le prime informazioni sulla costruzione all’aeroporto militare Dall’Oro di Pisa della più grande base aerea italiana sono state pubblicate dalla stampa locale in piena estate.
Il 3 agosto il portavoce della 46esima Brigata aerea, maggiore Giorgio Mattia, annuncia per maggio 2011 l'inizio dei lavori all'interno della base. L’obiettivo è di rendere operativo l’Hub entro il 2013.  Le prime gare d’appalto per la logistica sono già state bandite.



mercoledì 8 settembre 2010

Mercoledì si torna al Parco della Pace, con Don Gallo e Bepi De Marzi

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Mercoledì 8 settembre si torna al Parco della Pace, con Don Gallo e Bepi De Marzi(in caso di pioggia al Parco delle Fornaci, sotto il tendone); sarà una via di mezzo tra un incontro e una manifestazione: gli ospiti sono due amici storici del movimento vicentino, ma il luogo è particolare perché è il primo territorio vicentino sottratto alla militarizzazione.

Il Parco della Pace, infatti, rappresenta il depotenziamento dei progetti originari dei militari statunitensi. Che a Vicenza volevano costruire la più grande base d’Europa, il proprio fiore all’occhiello della razionalizzazione dei costi e delle attività militari: camerate per i soldati, depositi per i propri mezzi, centri comando, polveriere e un piccolo ma utilissimo aeroporto per spostarsi velocemente e con pochi costi nei teatri di combattimento.

mercoledì 4 agosto 2010

A Pisa l’Hub della guerra

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L'aeroporto militare di Pisa diventerà l’Hub nazionale delle forze armate, ossia l’unica base aerea da cui transiteranno tutti i reparti inviati nelle diverse «missioni internazionali»: lo ha annunciato il portavoce della 46a Brigata aerea, maggiore Giorgio Mattia. I lavori inizieranno il prossimo maggio e, entro il 2013, l’Hub diventerà operativo. I lavori di ampliamento dello scalo prevedono una struttura ricettiva per circa 30mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. La struttura, ha precisato il portavoce, rispecchierà in tutto e per tutto i grandi hub civili con servizi di check in e check out, movimentazione bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte civili. Con la differenza che vi transiteranno non turisti con T-shirt e canne da pesca, ma militari con tute mimetiche e fucili mitragliatori.
Il progetto viene presentato come un investimento importante che, rilanciando il ruolo strategico della base pisana, potrà avere importanti ricadute economiche sul territorio. «L’aeroporto militare nuova ricchezza per Pisa», titola Il Tirreno (3 agosto), prevedendo che l’Hub, in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, creerà un notevole indotto la cui capacità, inclusi i familiari al seguito, viene stimata in 50-60mila persone. Questo in  una città che non raggiunge i 90mila residenti. Tale progetto, che stravolge la vocazione turistica del territorio puntando sul militare, viene imposto all’intera città senza che i suoi abitanti siano stati consultati. Sicuramente, invece, esso ha ricevuto l’entusiastico ok dell’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Marco Filippeschi (Pd).
E’ stato Filippeschi, lo scorso novembre, ad annunciare che la base Usa di Camp Darby, tra l’aeroporto di Pisa e il porto di Livorno, ha «importanti prospettive» e che «gli americani ritengono questo insediamento molto importante e vogliono continuare a investirci». Intanto vi investono la Regione Toscana e i comuni di Pisa e Livorno che, ampliando il Canale dei Navicelli, permettono alla base di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno e accrescere la sua capienza, così da rifornire più rapidamente  le forze terrestri e aeree nell’area mediterranea, africana e mediorientale. Nello stesso quadro si inserisce il progetto dell’Hub di Pisa: il fatto che esso sarà in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, il triplo di quanti l’Italia ha dislocati all’estero, indica che la struttura potrà essere usata anche dalle forze armate statunitensi.
Si tace però sul fatto che l’impatto ambientale dell’aeroporto è già oggi ai limiti della sostenibilità. La 46a Brigata, dotata di aerei C-130J della Lockheed Martin che trasportano in continuazione truppe e materiali in Afghanistan e altri teatri, effettua oltre 10mila movimenti annui di velivoli militari, ai quali si aggiungono quelli effettuati  per conto di Camp Darby, il cui numero è segreto. Nello stesso aeroporto, la cui gestione è militare, si svolgono oltre 40mila movimenti annui di velivoli civili. Sempre più spesso i C-130J e altri aerei sorvolano a bassa quota le zone abitate, incuranti dell’inquinamento che provocano e che le autorità di solito ignorano. Aumenta allo stesso tempo il pericolo di incidenti come quello verificatosi lo scorso novembre, quando un gigantesco C-130J, modificato in aereo cisterna per il rifornimento dei caccia in volo, è precipitato su una linea ferroviaria subito dopo il decollo, rischiando di provocare una strage. La realizzazione dell’Hub, una vera e propria città militare all’interno della città, che richiederà maggiore spazio e la probabile demolizione di edifici civili,  accrescerà enormemente tale impatto.
Siamo quindi di fronte al progetto di militarizzazione di un territorio, che supera ampiamente quello del raddoppio della base di Vicenza, da cui potranno trarre vantaggio alcuni settori economici locali, ma non l’economia né tantomeno la cittadinanza nel suo complesso. Una «grande opera» militare, il cui enorme costo fagociterà altro denaro pubblico, mentre anche a Pisa si tagliano i fondi per l’università, la sanità e altri settori.  Un altro investimento sulla «risorsa guerra», dietro il paravento delle «missioni umanitarie».

(il manifesto, 4 agosto 2010)



La Camera approva ancora la guerra in Afghanistan - Di E. Piovesana*
Approvazione bipartisan, con i soli voti contrari di Idv e astensione dei radicali, per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, che nei prossimi sei mesi ci costerà più di 65 milioni di euro al mese (contro i 51 del primo semestre 2010)

La Camera ha approvato mercoledì mattina, con il solo voto contrario dell'Italia dei Valori e l'astensione dei Radicali, la conversione in legge del decreto governativo di rifinanziamento semestrale delle missioni militari italiane all'estero, tra cui la missione di guerra in Afghanistan. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.



martedì 13 luglio 2010

L’ipocrisia della guerra e la guerra dell’ipocrisia

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DA Mattarello a Vicenza
 “Io chiamo gatto un gatto”, diceva un tale secoli orsono.
Siamo gente semplice. Nonostante gli svariati modi in cui dal 1991 in poi sono state chiamate le aggressioni militari a cui ha partecipato e tuttora partecipa lo Stato italiano (“Tempesta nel deserto”, “operazione di polizia internazionale”, “Restaurare la speranza”, “missione umanitaria”, “peace keeping”, “Giustizia infinita”, “Libertà duratura”, “Babilonia”...), noi continuiamo a chiamarle guerre. Dove vengono uccisi indiscriminatamente donne, vecchi e bambini; dove si sganciano tonnellate di bombe da migliaia di chilometri d’altezza su ponti, strade, scuole, ospedali, infrastrutture economiche; dove si devasta irreversibilmente un paese, inquinandone l’aria, la terra, l’acqua; dove si producono fame, epidemie, malformazioni fisiche, migrazioni forzate – lì ci potrà essere qualunque cosa secondo il dizionario dei potenti, ma per noi c’è la guerra.
Siamo gente semplice. Dei luoghi protetti in cui i militari di professione si addestrano, provano e depositano le loro armi, sono basi per la guerra. Lì si chiami come si vuole, si aumentino o si riducano di qualche ettaro le superfici su cui si estendono, le conseguenze che producono sono le stesse.
Siamo gente semplice. Se diciamo NO a una base militare, intendiamo NO. Non intendiamo: “Da un’altra parte”, “Un po’ più piccola”, “Con un parco vicino” eccetera. Possiamo non riuscire a fermare ciò che non vogliamo, ovviamente. Ma solo dopo averci provato con tutte le nostre forze – e continuando a dire NO.

Invece c’è una bizzarra abitudine che consiste nel dichiarare dritta una cosa storta, o viceversa. Questa abitudine ha un nome ben noto: si chiama politica. Ve ne illustriamo due esempi.

giovedì 8 luglio 2010

Dal Molin: finito tutto a taralluci e vino?

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di Raniero Germano *
Gli Usa sono arci contenti perché la loro base, loro, la avranno, contento pure Variati che ha ottenuto il suo parco e la sua tangenziale, contenti pure quelli dell’ex movimento No dal Molin che persa la guerra si accontentano di questa vittoria di Pirro.
Il movimento No Dal Molin era sorto per impedire la costruzione della base, centinaia di migliaia di cittadini, decine di migliaia pure del territorio vicentino, hanno lottato per raggiungere questo obbiettivo; ricordiamo che un governo nazionale è stato messo in crisi, una giunta comunale è stata mandata a casa.
Questo per far comprendere la forza di questo movimento.
Questo movimento ci ha creduto che fosse possibile non costruire la base militare, sconfitto si è ritirato in buon ordine, certo essere sconfitti non significa rassegnarsi, o essere contenti delle compensazioni.



martedì 29 giugno 2010

Qui si rischia un altro Cermis

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Here we risk another Cermis
Parla il grande urbanista veneziano: «Un progetto che devasterebbe il territorio»Salzano boccia il Dal Molin Usa
« Quel piano è una vera follia»«Una colata di cemento che attrarrebbe soltanto la guerra: un danno per la città
The great city planner of Venice says:“This plan devastates the territory”. Prof. Salzano rejects U.S. military Dal Molin. That plan is madness. It's a cementflow that will attract only war: a damage for the city.
FONTE:

venerdì 18 giugno 2010

Siamo uomini (e donne) o cacciabombardieri?

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Corsa finale della campagna di pressione contro gli F35

Fonte: Campagna Sbilanciamoci! - Rete Italiana per il Disarmo - 18 giugno 2010

La Campagna di mobilitazione contro l'acquisto italiano dei caccia F35-JSF, promossa da Rete Disarmo e Sbilanciamoci! e sostenuta da GrilloNEWS e Unimondo, chiama all'appello per una nuova pressione sul Governo italiano. Il nostro esecutivo, dopo aver chiesto ed ottenuto qualche mese prima un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito, avrebbe dovuto procedere alla continuazione della produzione di 131 caccia che potrebbero impegnare il nostro paese fino al 2026, con una spesa complessiva di programma di quasi 16 miliardi di euro (circa 14 per gli acquisti). Eppure il contratto non è stato ancora firmato, perché nello stesso Governo tanti sono i dubbi riguardanti la reale efficacia degli aerei e soprattutto i costi e ritorni industriali e tecnologici da sempre favoleggiati ma mai confermati.
Proprio quanto da tempo la nostra campagna va dicendo: in un momento di grave crisi economica - e una manovra di lacrime per molte fasce della popolazione - in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali questa scelta ci sembrerebbe davvero irresponsabile. E soprattutto senza alcun tipo di ritorno positivo! Ultimamente la questione stsa uscendo dai soliti circuiti informativi: ne hanno parlato anche diversi commentatori (ad esempio Gramellini sulla Stampa) e ipotesi di costo di analisti non certo disarmisti vanno addirittura al di là di quanto da noi stimato.
Segni importanti, che ci spingono a chiedere ancora una volta il sostegno della società civile e di tutti quei cittadini e cittadine che non si vogliono rassegnare a dover rinunciare ad investimenti sociali utili e necessari per continuare a finanziare delle macchine di guerra.





martedì 25 maggio 2010

Ecco le banche armate Lombardiarmata

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Tonio dell’Olio Al primo posto c’è UBI Banca 
(Unione Banche Italiane) che nel 2009 ha
impegnato 1 miliardo e 231 milioni di euro 
per conto delle industrie italiane che hanno esportato armi nel mondo. D’altra parte Pietro
Gussalli Beretta, vicepresidente di Beretta 
Holding Spa, la principale azienda 
italiana e leader mondiale nella produzione di armi leggere,siede nel CdA di UBI Banca.  È il primo dato che salta agli occhi nella relazione annuale della Presidenza del Consiglio sul commercio delle armi made in Italy. È bene saperlo perché qualcuno potrebbe sempre
decidere di non depositare i propri risparmi nelle banche che
finanziano il commercio di armi. Da anni Mosaico di pace, Nigrizia e
Missione Oggi hanno dato vita a una campagna ad hoc chiamata Banche
Armate. L’idea è di diventare “risparmiaTTori” decidendo come
investire i propri soldi. Alla UBI seguono la Deutsche Bank con 913
milioni di euro, il gruppo italo-francese BNL-BNP Paribas che ha
movimentto 904 milioni di euro. 
A seguire circa 20 banche, sia italiane che estere, con importi assai inferiori. Fra gli istituti italiani il gruppo Intesa San Paolo con 186 milioni (a cui però andrebbero aggiunti anche i 47 m ilioni della Cassa di Risparmio di La Spezia, facente parte dello stesso gruppo) e Unicredit con 146 milioni. Per la relazione più dettagliata, visitare il sito www.banchearmate.it Per investimenti etici, visitare la propria coscienza.


RELAZIONE 2010 SULL'EXPORT DI ARMI: ECCO LA TABELLA DELLE BANCHE!    www.banchearmate.it
Italia: record di 4,9 miliardi di export di armamenti, in "revisione" la legge185 www.unimondo.org
Ci siamo tanto armati www.nigrizia.it
Il boom continuo dell'export militare italiano www.altreconomia.it
Gran bazaar delle armi per regimi teocratici e dittature www.disarmo.org


ATTENZIONE I PRECEDENTI LINK SI APRONO IN UN'ALTRA PAGINA








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