Domenica 25 settembre 2005, ore 5: la madre di Federico Aldrovandi, anni 18, si sveglia, si chiede se il figlio sia rientrato, le sembra di udire un rumore in camera, si riaddormenta. Alle 8 si alza e si rende conto che il figlio non c'è: "Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla. Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre".venerdì 9 settembre 2011
Il Radicale Libero - Federico Aldovrandi, quando è lo Stato a sbagliare
Domenica 25 settembre 2005, ore 5: la madre di Federico Aldrovandi, anni 18, si sveglia, si chiede se il figlio sia rientrato, le sembra di udire un rumore in camera, si riaddormenta. Alle 8 si alza e si rende conto che il figlio non c'è: "Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla. Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre".sabato 3 settembre 2011
Delitto Aldrovandi, vergogna di Stato (telestense 31 8 11)
martedì 28 giugno 2011
“L’Agghiacciante Storia dei Sanguinari Principi Neri”

Facciamo, dunque, un po’ di Storia! Negl’anni 70, in Campania c’erano due differenti “Clan Camorristici” molto legati a “Cosa Nostra Siciliana”. Il primo faceva capo a Michele Zaza, specializzato nel contrabbando di Sigarette (controllava la zona del porto di Napoli); l’altro, invece, era il “Clan Nuvoletta” nativo di Marano che controllava la provincia di Caserta. Questi due Gruppi Criminali, all’epoca, erano talmente in relazione, con la “Mafia Siciliana”, da esserne affiliati. Lorenzo, Angelo, e Ciro Nuvoletta, infatti, furono “Ponciuti”. Questi tre fratelli, furono, infatti, punti con una spina, un “Santino” da tenere in mano finché non si brucia del tutto, le parole del giuramento. Quest’ultimi, per meglio chiarire, si legarono prima a Stefano Bontate (spesso riportato in taluni documenti come Bontade) e poi con i “Corleonesi”. Nella loro Tenuta, infatti, una grande masseria situata vicino a Poggio-Valesiana, si sono nascosti, per un largo lasso di tempo, molti latitanti o persone costrette al cosiddetto “Soggiorno Obbligato”, come Gaspare Mutolo. In quello stesso luogo, poi, ci sono state riunioni con “Importanti Capi-Mafia” come Pippo Calò e Salvatore Riina detto Toto. I Nuvoletta, grazie anche a queste “Forti Alleanze”, riuscirono a controllare gran parte della provincia di Caserta e a fare il loro “Sporco Lavoro” che consisteva, principalmente, in contrabbando di sigarette e estorsione. Costoro, poi, hanno sfruttato tutta questa ricchezza per comprarsi grandi appezzamenti di terra su cui installare allevamenti di bufale e fare i “Proprietari Terrieri”, proprio come si faceva nei secoli passati. Quel “Sfavillante Mosaico”, basato sul sangue e sulla violenza, infine, iniziò a sgretolarsi sotto i colpi della “Nuova Camorra Organizzata”. Questa “Nuova Organizzazione Malavitosa”, in poche parole, voleva estendere, quella che io ho già chiamato in diverse occasioni, la loro “Supremazia Psicologica”, su tutta Napoli e Campania. Alcuni “Capi-Mafia Napoletani”, tra cui anche i Nuvoletta, decisero che, per riuscire a contrastare Cutolo, dovevano formare una sorta di “Santa Alleanza”. Voi direte, ne valse la pena? Sì, miei cari lettori, perché in gioco c’erano un sacco di soldi: soprattutto quelli che, avrebbero dovuto sostenere la ricostruzione di Napoli, dopo il terremoto del 1980. In questa “Grande Compagine Camorristica”, entrarono molti esponenti di primo piano della “Malavita Napoletana” come Carmine Alfieri e Umberto Ammaturo. In quel periodo, per farla breve, scoppiò una “Feroce Guerra” che fece 250 morti l’anno. Un’“Infernale Carneficina” che, tra il 1978 e il 1983, lasciò sul cosiddetto “Campo di Battaglia”, ogni volta differente, 1500 vittime. Tra gl’uomini dei Nuvoletta, che si scontarono con i “Cutoliani”, c’era un certo Antonio Bardellino. Costui, proprio com’era accaduto per i Nuvoletta tanto tempo prima, fu affiliato tra gl’“Uomini D’Onore di Cosa Nostra”.

Il “Giuramento” di quest’ultimo, infatti, si celebrò nella suddetta masseria alla presenza di Rosario Riccobono, altrimenti detto “Saro”. Bardellino, inoltre, col passare del tempo, fece amicizia con “Importanti Boss Siciliani” come Gaetano Badalamenti, Stefano Bontate e Tommaso Buscetta, altrimenti detto il “Boss dei Due Mondi”. Bardellino, a dire la verità, prima di entrare, per così dire, nel
lunedì 25 aprile 2011
CHE FINE HA FATTO GIANNI LANNES?

Gianni Lannes è un giornalista e fotografo investigativo italiano. Lavorando sia in Italia che all'estero si è occupato di controinformare su traffici illegali di: armi, esseri umani, ecomafie, rifiuti tossici e scorie radioattive.
Attualmente collabora con La Stampa e Rai. Ha lavorato nei settimanali: Avvenimenti, L'Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana, Io Donna, D La Repubblica delle Donne, Il Venerdì di Repubblica e Diario. Ha scritto per i mensili: Airone, La Nuova Ecologia e Medicina Democratica.Dopo varie insistenze eluse per avere una scorta, "almeno per la sua famiglia", il giornalista a cominciare dalle ore 15 del 22 dicembre del 2009 ottiene l'assegnamento di una scorta della Polizia di Stato. Nel dicembre del 2009 risulta ancora legato da contratto con uno dei più importanti quotidiani italiani,
domenica 20 marzo 2011
L'ECATOMBE DEI TESTIMONI
Diciassette anni fa a Mogadiscio venivano uccisi Ilaria Alpi e Milan Hrovatin. Da quel 20 marzo soltanto silenzi, menzogne e troppe morti sospette
Ricorre oggi il 17° anniversario dell'assassinio a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. 17 anni di silenzi, di menzogne, di conclamati depistaggi e insistiti insabbiamenti. Uno sforzo permanente, di proporzioni mai viste ad eccezione della strage di Ustica o del caso-Moro. Uno impegno orchestrato da mani invisibili alla giustizia, sintomatico del fatto, ormai certo, che questo duplice delitto non possa essere considerato "normale" per quanto la parola "normale" mal si adatti a qualunque fatto di sangue.
domenica 27 febbraio 2011
'Manganelli non è Palatucci e Maroni è come Ponzio Pilato'. Intervista a Gioacchino Genchi (di Monica Centofante)
La terza e ultima sospensione dall'incarico, prima della decisione definitiva, era arrivata un anno fa, il 22 marzo, un giorno prima del suo rientro in servizio e pochi giorni dopo le minacce pronunciate a mezzo stampa da Maurizio Gasparri: “Se Manganelli si avvalesse ancora di un simile personaggio, la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze”.
E le sospensioni, discutibili per non dire assurde, sono arrivate sempre “al momento giusto”.
Gioacchino Genchi, come giudica il decreto di destituzione? E' cronaca di una morte annunciata?
E' evidente che il Capo della Polizia è stato costretto ad adottare il provvedimento di destituzione, dopo i tre provvedimenti di sospensione dal servizio.
Poi, se guardiamo le date, non c'è nemmeno bisogno di leggere le motivazioni per dimostrare qual era l'intento del Governo: tenermi fuori dalla Polizia così impedendomi in ogni modo qualunque possibilità di svolgere delle indagini e coaudiuvare l'Autorità Giudiziaria.
Non si spiegano in altro modo i provvedimenti adottatti prima con scansione di sei mesi e sei mesi e poi, dopo un anno esatto, allo scadere delle due sospensioni, quando sarei dovuto rientrare in servizio, mi è stata notifica la terza sospensione cautelare ed è stato avviato il procedimento per la destituzione definitiva, utilizzando la asserita recidiva delle due sospensioni precedenti.
giovedì 24 febbraio 2011
Gioacchino Genchi: colpito uno per educarne cento.
sabato 12 febbraio 2011
Gioie del sesso e devoti di regime
Rubygate di Paolo Flores d’Arcais, il Fatto quotidiano, 12 febbraio 2011
“In mutande ma vivi” è l’esibizionistico titolo che Giuliano Ferrara ha voluto dare alla manifestazione indetta “contro il moralismo puritano e ipocrita” di chi si ostina a pensare che il comportamento di Berlusconi sia incompatibile con i requisiti minimi di un politico (“statista” sarebbe parola grossa) delle liberaldemocrazie occidentali. L’iniziativa si svolgerà questo pomeriggio a Milano al Teatro Dal Verme, nome perfettamente propiziatorio e provvidenzialmente adeguato (dappoiché nomina sunt consequentia rerum).
Lo scopo dell’adunata di cotanta goliardia tristemente appassita nel servo encomio di “Lui Culomoscio” (definizione di una fan e pupilla del medesimo – la classe non è acqua – non di esecrabili “azionisti”) è fornire ai minzolini di tutte le testate di regime l’occasione per svillaneggiare in anticipo la manifestazione promossa da alcune donne, non certo in nome del moralismo e nemmeno della moralità, ma della necessità di una seppur minima decenza nel comportamento sulla scena pubblica (che del resto è richiesta dall’articolo 54 della Costituzione – anche per questo invisa alle cheerleader di Forza Arcore? – che recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”). Manifestazione che domenica dilagherà in decine e decine di piazze con centinaia di migliaia di partecipanti, nel minimalismo dei pennivendoli di regime.
domenica 30 gennaio 2011
G8, così la cricca depredava La Maddalena
Sotto il cielo dell'arcipelago si fa più chiaro il sistema ideato dalla premiata ditta Balducci and Company. In vista del G8, funzionari pubblici e costruttori avevano messo su un metodo che consentiva di lucrare a piene mani sugli appalti. Da queste parti e non solo qui
Il filone giudiziario tornato al centro dell'interesse è quello trasferito nel capoluogo umbro dopo il coinvolgimento nell'affaire di un magistrato della capitale, Achille Toro. Due giorni fa la Procura di Perugia ha notificato avvisi di conclusione dell'inchiesta a 22 indagati. Tra loro, l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, l'imprenditore romano Diego Anemone, l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, i funzionari Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis.
Tutti di casa nell'arcipelago sardo durante i lavori svolti nel 2008-2009 in previsione del summit tra i Grandi, poi spostato all'Aquila. E qualcuno, come Della Giovampaola, di casa nel senso letterale: i sostituti Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani gli contestano, fra l'altro, «la fruizione di un immobile e di personale di servizio nell'isola della Maddalena».
Riferimento che dovrebbe portare alla villa di proprietà dell'ex campione di volley Andrea Lucchetta, nel Villaggio Piras, di fronte a Caprera, da lui data in affitto attraverso immobiliaristi a una società impegnata nella Missione G8.
sabato 25 dicembre 2010
"Ombre su Levante: San Giorgio a Cremano come Reggio Calabria"?
sabato 18 dicembre 2010
G8 Genova: motivazioni condanna De Gennaro “depistò le indagini per salvarsi”
lunedì 6 dicembre 2010
Verità e Giustizia per Niki Aprile Gatti: l’arte della disinformazione
Quella maledetta estate del 2008 per caso su internet lessi una breve notizia Ansa nella quale diceva che un uomo, imprenditore di una società informatica e originario di Avezzano, si era ucciso nel carcere di Sollicciano. Tutto immaginai ma non che si riferisse ad un ragazzo di 26 anni e soprattutto a Niki. Come potevo immaginarlo se d'altronde l'avevo perso di vista per molti anni? Ma poi Niki era un uomo, certamente, ma a 26 anni si è comunque un ragazzo.
Ma quella era una notizia ANSA, non potevo mica pretendere che fosse dettagliata. Allora ecco che trovai un articolo di Repubblica, comparso il 25 giugno, esattamente il giorno dopo la morte.
Un articolo di Repubblica, non di Libero, Il Giornale o altri considerati gli unici che si pensa adoperino la macchina del fango.
Un articolo che dava per scontato che fosse un suicidio, senza formula dubitativa e senza aspettare l'inchiesta interna che è di routine per le morti in carcere. Così iniziò dopo nemmeno un giorno dalla sua morte, l'arte della disinformazione.
giovedì 2 dicembre 2010
Distrazioni di massa sul biennio stragista ’92-’93
giovedì 14 ottobre 2010
Riconteggio Piemonte: Cota è (quasi) senza speranza
Riconteggio Piemonte, dove eravamo rimasti? Cota praticamente non è più il Presidente della Regione: non è una predizione, è matematica. Il sito del Comitato per il Riconteggio è l’unico organo di informazione con la situazione riconteggio aggiornata. Fatti i dovuti calcoli, Bresso avrebbe 1.033.326 voti, Cota 1.027.739. Ergo, Cota è giù dalla sedia. Certo, sul riconteggio pende il ricorso della Lega in Consiglio di Stato. Motivo: la Lega contesta l’interpretazione del Tar circa l’assegnazione dei voti di lista al candidato correlato. Secondo il Tar, l’elettore avrebbe dovuto esplicitamente crociare anche il nome del candidato e non solo quello della lista, indi per cui i voti dati alle sole liste fraudolente non possono essere ritenuti validi per il candidato governatore. Da ciò è nata l’esigenza del riconteggio. Per i leghisti, tutta la procedura è nulla poiché l’interpretazione data alla legge elettorale dal Tar è errata. L’elettore, votando per la lista, ha comunque anche scelto il candidato.
Provincia di Alessandria:
Provincia di Asti:
lunedì 11 ottobre 2010
Riflessioni a margine dell’omicidio di Sarah Scazzi

E allora descrivo l'accaduto con le parole loro e dei media, che descrivono il mondo e lo filtrano solo in base al loro essere per definizione i giusti e buoni, e poi lo descrivo come lo potrebbe descrivere il mostro, inframezzando parti della sua vera deposizione (in corsivo) con pensieri che potrebbe aver pensato, a formare una delle infinite possibili realtà che potrebbe aver vissuto nella sua mente in quei momenti.
venerdì 8 ottobre 2010
Viva la mafia
Tra ieri sera e stamattina, a Torino, si sono svolti due eventi molto interessanti: ieri sera Sonia Alfano, Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi hanno tenuto una conferenza su mafia e Stato, mentre stamattina è stato inaugurato presso l’ITIS Levi il nuovo Auditorium Beppe Alfano, intitolato al padre di Sonia.



