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sabato 30 luglio 2011

LETTERA APERTA DI ILARIA CUCCHI

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Il processo e’ fermo.
Ci sono le ferie.
Sono stanca, arrabbiata, delusa.
Io rivoglio Stefano
Rivoglio mio fratello. Rivoglio il suo sorriso, le sue pazzie, i suoi problemi, le sue angosce, rivoglio i suoi dolori ed i suoi tradimenti….
Rivoglio mio fratello e ed il figlio dei miei genitori.
Lo rivoglio e basta! Pacchetto completo di tutto!! Nel bene e nel male!
La Giustizia.
Ma quale giustizia? Ce l’ha portato via uccidendolo in modo atroce, lento, spietato ed inesorabile.
La giustizia lo ha ignorato. Giudice e pm non lo hanno nemmeno guardato in faccia.
Non ricordano, loro, ma noi si.
Albanese senza fissa dimora. Questo per loro era Stefano. Albanese senza fissa dimora.
Stava male e si e’ persino scusato.
Nessuno se ne e’ accorto, nessuno.
Nessuno ricorda, della giustizia, nessuno.
Pestato dentro il tribunale di Roma. Questa e’ la Giustizia.
Carcerato abbandonato al suo destino di sofferenze atroci ed in solitudine fino alla morte.
Ma il giudice della convalida d’arresto non ricorda e sbaglia al processo il giorno della nostra disperata richiesta di poterlo vedere.
Non ricorda il Giudice, non ricorda Stefano, non lo ricorda nemmeno il pubblico Ministero.
Stefano in Tribunale ha chiesto aiuto. E’ stato ignorato, scambiato per albanese senza fissa dimora. Ucciso.

mercoledì 27 luglio 2011

G8 DIECI ANNI DOPO (UN GIORNO IN PRETURA)

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http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it
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Nella notte del decennale del G8 Un giorno in pretura ripercorre i giorni della vergogna.
Quelli in cui inoffensivi cittadini scoprono l'orrore della tortura.



sabato 30 aprile 2011

Caso Uva, oggi il processo ieri l’appello assieme ai parenti di Cucchi e Aldovrandi

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Rispetto e solidarietà. Questo chiede la sorella di Giuseppe Uva, il 43enne di Varese morto in ospedale dopo aver passato diverse ore nella caserma dei carabinieri. Con lei anche la sorella di Stefano Cucchi e la madre del giovane ferrarese morto nel 2005
“Chiedo rispetto e solidarietà civile. Testimonianza e partecipazione”. Questo l’appello diLucia Uva, alla vigilia della fase dibattimentale del processo che deve fare luce sulla morte del fratello e che inizierà oggi. Giuseppe Uva è morto nel giugno del 2008 dopo essere stato fermato dai carabinieri per ubriachezza molesta. Il 43enne era stato trattenuto in caserma per quasi tre ore, in circostanze ancora da chiarire, prima di essere sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Varese, dove poco dopo ha trovato la morte.
Il provvedimento penale vede finora coinvolti, a vario titolo, solo tre medici (Mario Catenazzi del pronto soccorso, Carlo Fraticelli ed Enrica Finazzi del reparto di psichiatria) accusati di aver somministrato a Uva dei farmaci incompatibili con il suo stato di ubriachezza. Tuttavia le ricostruzioni ufficiali non convincono i familiari di Giuseppe Uva, che chiedono a gran voce di capire cosa sia successo nella caserma dei carabinieri fra le 3 e le 6 del mattino di quel 14 giugno e, soprattutto, chiedono una spiegazione per le tracce di violenza trovate sul corpo dell’uomo.

giovedì 14 aprile 2011

Aldrovandi: lo assassinano e CI querelano TG3 del 12 - 4 - 2011

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La Sig.ra Guerra querela Patrizia per averla criticata, dopo non aver sequestrato l'auto della Polizia e dopo non aver fatto nulla di fronte ad una denuncia di reato da parte di Lino. 

Sono imputata

Ora sono imputata io.

mercoledì 13 aprile 2011

Rinviata a giudizio per diffamazione la mamma di Aldovrandi

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http://www.giornalettismo.com/r/683x250c/2011/04/faldro_1.jpg


Questa è giustizia?
Ti uccidono tuo figlio appena 18enne, in condizioni misteriose … dopo anni di lotta riesci ad ottenere una condanna RIDICOLA per i 4 agenti che uccisero il ragazzo (3 anni e sei mesi di carcere per un omicidio) … e poi arriva la beffa! Dopo il danno la beffa!
La signora Moretti, querelata diversi anni fa dal Pm Maria Emanuela Guerra, è stata oggi rinviata a giudizio (insieme al direttore della Nuova Ferrara Paolo Boldrini, e i giornalisti Daniele Predieri e Marco Zavagli) per diffamazione a mezzo stampa per aver criticato l’operato del Pm sopra citato durante la fase iniziale delle indagini (il primo pm che seguì le indagini sulla morte del giovane e che poi abbandonò il caso per incompatibilità).
E’ la triste storia di Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldovrandi, ucciso da 4 poliziotti il 25 settembre 2005.

martedì 21 dicembre 2010

A viso aperto: senza casco e senza scudi. Diamogli una lezione di civiltà e di dignità!

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Oggi, intorno alle ore 10.00, un ordigno artigianale contenente polvere pirica è stato trovato a Roma in un convoglio della metropolitana B alla stazione di Rebibbia. A dare l'allarme è stato il macchinista del treno. L'ordigno era in una busta per la spesa riposta sotto un sedile. Sul posto sono intervenuti gli artificieri dei carabinieri, che hanno già messo in sicurezza tutta la zona. Il sindaco Alemanno ha fatto sapere: "E' stata trovata una bomba pronta ad esplodere". Ieri, invece... "Voglio fare un appello: genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate". Così la pensa il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri riferendosi alla manifestazione degli studenti in programma per domani a Roma. Ma loro, gli studenti, non ci stanno! Vogliono raggiungere Palazzo Madama, sede del Senato, e non molleranno! Studenti e ricercatori in testa preparano la manifestazione di mercoledì 22 dicembre, giorno del voto finale alla riforma Gelmini. La tensione è alta!

sabato 18 dicembre 2010

Saviano e la perdita della speranza

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Saviano e la perdita della speranzaROMA - Roberto Saviano, mercoledì dalle pagine de La Repubblica aveva parlato ‘ai ragazzi del movimento’. “Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.”  Tutto condivisibile è chiaro che tutto questo fa gioco ai personaggi come La Russa che ieri sera, ad Anno Zero, ha dato il meglio di sé.
Continua Saviano nella sua lettera aperta ai giovani: “Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere.” Tutto condivisibile, è chiaro che non deve accadere che un gruppo di persone picchino una persona sola, a terra, in condizione di assoluta inferiorità fisica, se non altro perché è un atto infame.

domenica 21 novembre 2010

Arriva Spiderman ad Avetrana

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“Bisogno incontrollabile di assumere una determinata sostanza”, impossibilità di fare a meno di qualcosa”; queste sono solo alcune delle definizioni che troviamo sul vocabolario della lingua italiana alla voce dipendenza. Ognuno di noi ha la sua personale dipendenza: si può dipendere dalla droga, dalla cioccolata, dal rock, tutte più o meno nocive, più o meno curabili. 

La mia è una dipendenza totale, che non mi dà tregua e non mi lascia mai; la teledipendenza. Ebbene si, lo ammetto senza alcuna remora: io dipendo (letteralmente) dalla tv! Anzi, io vivo di televisione: ogni mia giornata è scandita dagli orari del palinsesto, perché nulla sfugga al mio occhio attento e assuefatto al tubo catodico. Così trascorro le mie giornate tra un canale e l’altro, passando da un tg ad un talk-show senza soluzione di continuità. 

mercoledì 17 novembre 2010

Facebook lancia la posta elettronica ma cancella migliaia di account

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Un sistema per il riconoscimento dei profili fasulli li ha disattivati erroneamente nelle ultime ore

Per riattivarli serve inviare un documento di identità 

Facebook lancia la posta elettronica  ma cancella migliaia di account


mercoledì 13 ottobre 2010

Italia vs Serbia, il calcio, la violenza e la politica

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di Giuliano Rosciarelli
Il quartiere Marassi di Genova ritrova la quiete solo dopo l’una di notte. Quando la polizia riesce a far defluire anche l’ultimo teppista serbo “travestito” da tifoso di calcio. Ciò che rimane della partita di qualificazione per Euro 2012 tra Italia e Serbia è solo l’odore acre dei lacrimogeni, il cielo livido di vergogna per i cori e i saluti nazisti visti ieri dagli spalti dello stadio Ferraris, gli occhi pieni di lacrime di una giovane tifosa serba (questa si, tifosa davvero) che sconsolata cercava di capire cosa stesse accadendo. Per il resto è stata guerriglia, iniziata già nel tardo pomeriggio con l’arrivo dei teppisti che indisturbati hanno potuto organizzare due cortei partiti dal centro con destinazione stadio. Per la città, scritte sui muri, insegne divelte, il pullman della nazionale serba assaltato, il portiere Vladimir Stojkovic, reo di aver “tradito” la Stella Rossa per il Partizan Belgrado, ferito da un fumogeno lanciato nel pullman. E tutto è accaduto proprio nel giorno in cui l’Italia ricordava i suoi caduti nell’attentato in Afghanistan.

lunedì 23 agosto 2010

La marijuana a km zero dei clan

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La cannabis viene coltivata sui terreni demaniali: il clima del Sud è favorevole e si guadagna di più
ANDREA SALVATI
NAPOLI
Sarà per il microclima, o perché in queste zone è più facile camuffarle. Sta di fatto che le piantagioni di cannabis indica stanno diventando l’oro verde del Meridione, il nuovo business in grado di portare continuamente denaro nelle casse delle organizzazioni criminali. Anche perché il mercato italiano è di quelli che non conosce crisi: stando ai dati del Viminale, nel 2009 si è registrato un incremento dei sequestri di marijuana pari al +211,75%, segno che la domanda è in forte aumento.

Per questo mafia, camorra e ’ndrangheta hanno deciso di coltivarsela in casa per ridurre i costi della filiera e massimizzare i profitti. Un po’ come succede negli Stati Uniti dove, secondo i rapporti dell’Fbi, i trafficanti messicani hanno pensato bene di costruire vere e proprie fattorie nei parchi nazionali del West per coltivare milioni di piante di cannabis da cui ricavare hashish e marijuana. In Italia, invece, si preferiscono i terreni demaniali, così da minimizzare «il rischio d’impresa». Per importare droga dall’estero, infatti, occorre investire soldi in uomini e mezzi che possono andare persi in caso di operazione delle forze dell’ordine. Coltivando la cannabis su terreni demaniali invece, l’unico rischio è quello di perdere il raccolto.

venerdì 13 agosto 2010

Garbatella, "Buona agonia Kossiga" Striscione anarchici contro l'ex presidente

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(OMNIROMA) Roma, 13 ago  
Uno striscione contro l'ex-presidente

martedì 27 luglio 2010

SCOPRIRE COCA IN UNA DISCO DI MILANO È COME SCOPRIRE SOLDI IN CASA DEL BANANA, BOTOX NEL BAGNO DI SOPHIA LOREN, SCARPETTE ROSSE NEL GUARDAROBA DEL PAPA -

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 A COLPIRE IL LETTORE NON SONO LE ’CONFESSIONI’ DELLE BELEN DA SNIFFO CONTINUO BENSÌ IL BLACK OUT DEI MEDIA SU UNA SERATACCIA ALL’HOLLYWOOD DI BARBARA BERLUSCONI, COSTATA 20 MILA€ A PAPI SILVIO PER FAR RITIRARE CERTE FOTO "VENUTE MALE"

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1 - "NEI BAGNI DELL'HOLLYWOOD DROGHE DI OGNI TIPO - COSÌ LE DONNE DIVENTAVANO PIÙ DISPONIBILI"
Massimo Pisa per 
La Repubblica

giovedì 22 luglio 2010

Camorra e appalti sul terremoto

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I Casalesi cercavano di mettere le mani sugli appalti per la ricostruzione del dopo terremoto in Abruzzo. La Guardia di Finanza ha arrestato sei persone e sequestrato beni per 100 milioni di euro
Le mani dei Casalesi sugli appalti post terremoto in Abruzzo. E' quanto ha scoperto la Guardia di Finanza, in un'operazione contro la Camorra, che ha portato all'arresto di 6 persone accusate di associazione per deliquere di stampo mafioso, secondo l'accusa erano il braccio economico dei Casalesi e al sequestro di beni per 100 milioni di euro.


L'operazione denominata "Untouchable" ha consentito di monitorare "in diretta" le infiltrazioni della camorra nelle commesse per la ricostruzione dell'Aquila dopo il devastante sisma del 6 aprile 2009.

martedì 20 luglio 2010

Non dimentiCarlo mai

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La notte del 19 luglio 2001 diluviava in quel di Genova. Azziz cercò rifugio in un angolino all’interno di uno dei tendoni montati appositamente per ospitare chi, nel campo, non era tenda-munito. Laghetto, Mico ed io ci sistemammo nella mia tenda da campeggio igloo insieme ai nostri zaini.
La mattina del 20 luglio, al nostro risveglio, il sole spendeva sul capoluogo ligure, sarebbe stata una bellissima giornata dal punto di vista metereologico, una giornata che non dimenticheremo mai, ma per altri motivi.
86La città era completamente chiusa e blindata. Impossibile trovare un supermercato o un bar aperto per fare colazione, noi eravamo accampati in una scuola insieme a moltissimi provenienti da tutto il sud. Ci eravamo uniti casualmente al Sud Ribelle, ai Cobas, alle reti di movimenti toscani ma da cani sciolti quali eravamo. Era il luglio subito dopo la maturità, avevamo tutti e 4 tra i 18 e i 19 anni, eravamo (lo siamo ancora?) giovani di gran belle speranza e pieni di idee che ci frullavano per la testa. Erano i giorni del G8 a Genova e a noi quella festicciola blindata tra un gruppo di 8 amici, tra i più pericolosi del globo non ci piaceva proprio e volevamo dirlo insieme a centinaia di migliaia di altre persone provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo.
Dopo una ricerca inutile di un pasto, iniziata già la sera prima senza alcun risultato, decidemmo di adattarci alla situazione e di applicare il baratto per qualunque cosa. La moneta di scambio erano i beni materiali di cui ognuno poteva godere; il mercato e il commercio, in quei giorni, in quella città, non esistevano. Era tutto sospeso, come i diritti umani, per cui scambiando delle sigarette o una birra si potevano ottenere grandi cose. Anche in quella situazione c’era chi di birre ne aveva tante da scambiare e chi nessuna e ciò rendeva ancora più difficile il tutto. Sembra assurdo ma per 3 giorni fu vera fame perchè solo quel pomeriggio riuscimmo a mettere qualcosa di sostanzioso sotto i denti.

giovedì 1 luglio 2010

Taranto, l’Ilva sotto accusa

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Articolo di Vincenzo Mulè
INQUINAMENTO La Procura indaga quattro persone, tra cui il patron del polo siderurgico Riva e suo figlio, per la contaminazione da diossina e policlorobifenili. Tra i reati contestati anche quello di disastro ambientale 


























Svolta nelle indagini sulle emissioni di diossina da parte dello stabilimento Ilva di Taranto. La procura della città ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone. Si tratta di Emilio e Nicola Riva, rispettivamente padre e figlio (il primo ha passato al secondo la presidenza dell’Ilva lo scorso 19 maggio), Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, e Angelo Cavallo, responsabile del reparto Agglomerato 2. L’accusa è di disastro ambientale. La decisione della magistratura appare come una diretta conseguenza dell’ispezione giudiziale effettuata nello stabilimento siderurgico lo scorso marzo. Il sopralluogo era finalizzato al controllo dello stato dell’impianto di agglomerazione 2. L’obiettivo era verificare la correttezza delle procedure sulla gestione delle polveri abbattute dagli elettrofiltri in fase di produzione, trattamento, deposito, stoccaggio e smaltimento. Obiettivo ulteriore era l’eventuale individuazione di possibili fonti di diossina, dei soggetti responsabili dei settori interessati e di possibili fonti attive di Pcb, i Policlorobifenili.



Il capo della Procura jonica Franco Sebastio ed il sostituto Mariano Buccoliero, titolari dell’inchiesta, hanno chiesto di blindare l’accusa con un incidente probatorio nell’ambito di un accertamento tecnico irripetibile, ovvero una superperizia per identificare una volta per tutte qual è la fabbrica di veleni che produce diossine e pcb in quantità pericolosa per la salute pubblica. Da mesi, da parte di associazioni cittadine ed ambientaliste, si erano sollevati cori di protesta per le incredibili nuvole di fumo, visibili perfino da diversi chilometri, che in particolare di notte si sono alzate dalle ciminiere. Rilievi tecnici curati per l’Arpa, inoltre, avevano scatenato l’allarme dei pcb, composti cancerogeni banditi già dagli anni ’70, prodotti non dalla combustione, come la diossina, bensì utilizzati nei trasformatori elettrici. Nelle scorse settimane, per limitare l’inquinamento cittadino, il sindaco Ippazio Stefàno aveva ordinato all’Ilva di predisporre entro 30 giorni un piano di ottimizzazione degli impianti, secondo le migliori tecniche disponibili (Bat).


La decisione di Stefàno seguiva la diffusione dei risultati dell’indagine compiuta dall’Arpa Puglia, da cui emergeva come le cokerie contribuiscano al 99% all’inquinamento da benzoapirene al quartiere Tamburi. Inoltre, si rileva dai dati dell’Arpa, nel 2009 è stato costantemente superato il valore obiettivo, relativo alle emissioni di benzoapirene, di un nanogrammo per metro cubo d’aria. Scrive l’Arpa: «All’interno delle sorgenti di Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici) dello stabilimento siderurgico, la più rilevante risulta la cokeria, con percentuali rispettivamente del 79,7 (per gli Ipa totali) e del 98,5 (per il benzo(a) pirene)». L’incidenza del traffico è solo dello 0,02% nel quartiere Tamburi. Secondo i calcoli dell’Agenzia, «il bilancio emissivo per l’anno 2009 conferma il predominante apporto dello stabilimento siderurgico alle emissioni in atmosfera di Ipa nell’area di Taranto in misura tale che nessuna delle sorgenti considerate diverse dall’Ilva raggiunge, comunque, lo 0,1% del totale, mentre molte sorgenti risultano di vari ordini di grandezza inferiori». Pcb, diossine e furani sono sostanze classificate come inquinanti persistenti (POPs), molto resistenti alla decomposizione e permangono nell’ambiente per diversi anni.


Tali sostanze, oltre a provocare danni immediati alla salute, una volta riversate nell’ambiente, non essendo biodegradabili, stratificano nei terreni (e vi permangono fino a 20 anni), compromettendo l’ecosistema ed entrando nella catena alimentare. Come, peraltro, dimostrano i risultati di una ricerca condotta dal Fondo antidiossina guidato da Fabio Matacchiera, che ha rilevato presenza di diossine e pcb nelle lumache raccolte «in un terreno agricolo tra Statte e il quartiere Tamburi ». Proprio a ridosso della zona industriale.   
immagine (www.comicomix.com/images/loscarabocchio/Ilva.jpg)

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martedì 29 giugno 2010

Furto sull'auto di Ghedini: rubato il computer

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Milano - Un furto dai contorni ancora da chiarire. Ieri sera, a Milano, è "sparito" un computer dall’auto blindata su cui viaggiava il deputato del Pdl Nicolò Ghedini. Il pc apparteneva proprio al legale del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sul caso sta cercando di far luce la Digos.

Il giallo del furto L’episodio, che non è stato reso noto dalle forze dell’ ordine, viene riportato stamani dal quotidiano Libero ed è stato confermato stamani dalla questura del capoluogo lombardo. La vettura, parcheggiata nei pressi del Jolly Hotel in Largo Augusto, è stata scassinata e dal bagagliaio sarebbe sparito un pc portatile con all’interno carte processuali e importanti documenti che riguarderebbero, pare, anche i procedimenti in cui è coinvolto il premier.
                                                 
 L’intervento della polizia è avvenuto intorno  alle 20.30

venerdì 25 giugno 2010

Le auto blu sono almeno 90mila e costano 88 milioni l'anno

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Questionario del ministero della Funzione pubblica cerca di capire quante sono le berline di Stato. Finora ha risposto il 26% degli enti locali. Le auto costano mediamente, in consumi e senza quindi altri costi, 3300 euro l'una

ROMA - Nel 2010 si stima che il parco auto delle pubbliche amministrazioni sia di circa 90 mila autovetture. Per capire il numero delle berline di Stato il ministero della Funzione pubblica ha inviato un questionario alle diverse amministrazioni, per ora ha risposto solo il 26% ammettendo per il 2009 una spesa di circa 88milioni di euro fra auto, autisti, bollo benzina e quant'altro. Quindi un quarto delle amministrazioni pubbliche spende circa 88milioni di euro per fornire politici e alti burocrati del servizio.

Sono i primi risultati di un'indagine condotta per la prima volta dal ministero della Funzione Pubblica attraverso il Formez. I dati sono stati resi noti oggi dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. 10 mila sono le auto 'blu blu' in dotazione dei politici (dal Capo dello Stato in giù); 20 mila le 'blu' degli 'alti papaveri dello Stato'; 60 mila le 'grigie' (a uso di servizio, senza autista). Il costo medio annuale per ogni singola auto si stima ammonti a circa 3 mila 300 euro per i soli consumi, esclusi quindi i costi del personale e quelli di noleggio, acquisto e manutenzione mentre sono inclusi i costi di bollo e per il carburante.

Il costo medio è stato calcolato sulle dichiarazioni di spesa presentate dalle singole amministrazioni e diviso per il numero di autovetture dell'intero parco auto, incluse le auto non utilizzate o poco utilizzate. Nel 2009 esso varia, per le singole fasce, da circa 8.000 euro per le auto ''blu blu'' (rappresentanza politico-istituzionale), ai 3.000 euro per le auto ''blu'' (di servizio per la dirigenza apicale) fino ai 2.000 euro per le auto ''grigie'' (senza autista e a disposizione strettamente per l'attivita' operativa).

L'obiettivo di Brunetta è quello di fare chiarezza sulla questione delle auto della Pubblica Amministrazione per "contrastare leggende metropolitane spesso propagandate senza statistica metodologica". Nei mesi scorsi, infatti, sono stati diffusi dati che davano in oltre 620 mila le auto blu nel nostro Paese. A maggio scorso, quindi, il ministero della Pubblica Amministrazione ha affidato al Formez la realizzazione di un monitoraggio i cui primi risultati sono stati appunto resi noti oggi. Un questionario on-line è stato inviato a 9.199 amministrazioni centrali e locali e ad oggi hanno risposto in circa 2.400. Le amministrazioni finora rilevate rappresentano il 41,5% del totale dei dipendenti della amministrazioni interessate. In particolare rappresentano l'86% di quelli dei ministeri, il 55% delle province e il 78% dei comuni capoluogo. Nel 2009 i costi del parco auto delle amministrazioni che hanno risposto al questionario hanno sfiorato gli 88 milioni. Il personale impegnato (autisti, addetti al parco auto, manutenzione), sulla base di quanto hanno dichiarato le singole amministrazioni, è stato pari a circa 40 mila unità (1,4 unità per auto).

DAGOSPIA

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FUORI A PEDATE NEL SEDERE, FUORI PERCHÉ IL CALCIO È UN’ALTRA COSA, FUORI PERCHÉ NOI ITALIANI NON CRESCEREMO MAI, TUTTO O NIENTE, CAMPIONI O BIDONI SLOVACCHIA TRE, ITALIA DUE: È LA FINE DI UN CICLO E, VISTO GLI EREDI, L’INIZIO DI UNA FINE

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Roberto Beccantini per La Stampa
SOFFERENZA TIFOSI ITALIANI
Fuori a pedate nel sedere, fuori perché il calcio è un'altra cosa, fuori perché noi italiani non cresceremo mai, tutto o niente, campioni o bidoni.
Slovacchia tre, Italia due è la fine di un ciclo e, vista la stoffa degli eredi, l'inizio di una fine. Era dal 1974 che non si usciva al primo turno e mai, nella storia di un Mondiale, la prima e la seconda dell'edizione precedente avevano tolto il disturbo così presto. Sarà un caso, ma Italia e Francia avevano deciso, e comunicato, la volontà di cambiare ct: da Lippi a Prandelli, da Domenech a Blanc.
SOFFERENZA TIFOSI ITALIANI
Chi scrive, aveva lanciato l'allarme subito dopo il debutto con il Paraguay. Non ricordo, a memoria, una Nazionale così piatta, fragile, paurosa della sua ombra. Marcello Lippi offre il petto al plotone di esecuzione. «Colpa mia, sparate». Vero, ma non basta.
SOFFERENZA TIFOSI ITALIANI
Essere stracciati per un tempo dalla Slovacchia, 34ª nella classifica Fifa - ripeto: essere dominati e sottomessi in quel modo, ben oltre la vergogna - significa aver sbagliato tutto, e che tutti hanno sbagliato.
SOFFERENZA TIFOSI ITALIANI
Attaccarsi agli episodi (gol fantasma e gol annullati, risse e sceneggiate) e agli infortuni (Buffon, Pirlo) non sarebbe nobile, e difatti Lippi se ne guarda bene, anche se nei nostri salotti ci saremmo scannati per mesi. Due pareggi e una sconfitta: nella sua scheletrica magrezza, il peggior bottino di sempre. Il disastro parte da lontano, dalla pancia piena e l'aureola pienissima del Lippi «tedesco», santo dopo per acclamazione.

giovedì 24 giugno 2010



Nel post precedente vi abbiamo mostrato la foto-shock del nuovo numero di Max, Saviano morto in obitorio. Una scelta editoriale che allo scrittore di Gomorra non è piaciuta per nulla e che sta provocando in rete una serie di giudizi molto contrastanti. Delusione, ad esempio.

Molti lettori del Giornale
avrebbero preferito una Morte Vera
.

Lo hanno scritto in tanti, sia sul 
sito che sulla pagina facebook di Giornale.it, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e organo ufficiale del Partito dell'Amore. "Speriamo che le foto siano profetiche", "Peccato che la foto sia finta", "pur di guadagnare venderebbe la mamma", "affoga nei tuoi miliardi" sono solo alcune delle sentenze emesse dai lettori papali. La Redazione ha preferito cancellare tutto quanto, troppo grave, troppo imbarazzante pure per loro. "Disguido tecnico", lo hanno chiamato, con quello spot pubblicitario che vedete lassù, "Basta scuse", ad irriderne il titolo. La cancellazione dei commenti è stata una scelta doverosa, sia chiaro, ma un po' troppo semplice, comoda, il fatto che quel tipo di lettore abbia deciso di scrivere quel tipo di parole in quel tipo di spazio digitale non va sottovalutato, non si elimina così, con la semplice pressione di un bottoncino. Eccoli allora quei commenti, eccolo allora il nostro piccolo disguido tecnico, ingrandite le immagini e poi bo, fate voi, che in fondo non ci sono nemmeno parole.

[Dal sito del Giornale, questi alcuni dei commenti (ce n'erano molti altri) apparsi in calce all'articolo intitolato "Saviano martire per Max" e sparito dopo poche ore dalla home page del quotidiano]
[Dalla Pagina Facebook del Giornale ... la Redazione si èscusata anche via social, questo dopo aver cancellato, tra gli altri, i commenti di Mimmo, Gianni, Antonio, che trovate proprio qui sopra. Per questo screen ringrazio Il Nichilista]
fonte:
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