giovedì 17 giugno 2010

ROBERTO SAVIANO; Sandokan pentiti, il tuo potere è finito.

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ORA che ti hanno arrestato anche il primo figlio, è giunto il tempo di col­lab o rare con la gius tizia, Francesco Schi avone. San dokan ti chiama ormai la stampa, Cic ciò o’ bar bone i pae sani, Schi avone Francesco di Nicola, ti pre sen tano i tuoi avvo cati. E Nicola, come tuo padre, hai chiam ato tuo figlio a cui hai dato lo stesso des tino. Des tino di killer. Accusato di aver ucciso tre per sone, tre affil iati che ave vano deciso di pas sare con l’altra famiglia, con i Bidognetti. Nes suno si sente sicuro nella tua famiglia, il tuo gruppo ormai non dà sicurezza. Non ti resta che pen tirti. Questa mia let­tera si apre così, non può iniziare diver sa mente, non può com in ciare con un “caro”. Per ché caro non mi sei per nulla. Neanche riesco a porg ertelo per for male corte sia, per ché la corte sia rischia già di divenire una con ces­sione che va oltre la forma. Scrivendo non userò né il “voi” che con sid er­eresti doveroso e di rispetto, né il “lei”. Chi usa il “lei”, lo so bene, per voi camor risti si difende dietro una forma per ché non ha sostanza. Allora userò il tu, per ché è soltanto a tu per tu che posso parlarti.
Sei in galera da più di dieci anni. Prima ti eri rinchiuso a Casal di Principe in una casa bunker sot ter ranea. È lì che ti hanno sco v ato e arrestato. Oggi hanno cat turato tuo figlio in un buco anal ogo, solo più pic colo: stesso luogo, stessi arredi, sim boli di un potere ster ile — il tele vi sore a cristalli liq uidi — , divenuti più dozzi nali con il trascor rere degli anni.


Persino stessa pas sione per la pit tura. Cos’hai pen sato quando hai saputo che l’hanno stanato, quando ti hanno rifer ito che a guidare il blitz iden tico a quello che ha por tato alla tua cat tura c’era lo stesso uomo, Guido Longo, allora capo della Dia napo le tana, oggi que store di Caserta? Cosa hai pen­sato quando hai visto l’antimafia di Napoli diretta dal Pm Cafiero de Raho com bat tere ancora lì, non inde bolita nonos tante le mille dif fi coltà? Che sen sazione ti ha gen er ato sco prire che “Nic’ò bar bone” si è arreso con il tuo stesso gesto, l’identico modo di alzare le mani, quasi si trat tasse di un tuo clone, non di tuo figlio? Cosa provi ora che la moglie di Nicola subirà le stesse pene che ha subito tua moglie? I tuoi nipoti vivranno come i tuoi figli senza padre, con i soldi men sili ver sati da qualche tuo vic ario e il des­tino da camor rista già scritto per ché intorno tutti vogliono così, per ché tu vuoi così. Cosa provi? È a questo che è valsa la tua sca lata alla testa dell’organizzazione, con tutti gli ordini di morte che hai impar tito, con tutti gli uomini un tempo tuoi sodali che hai ucciso addirit tura let teral­mente con le tue stesse mani?


Nicola Schi avone
Ogni tuo amico ti è divenuto nemico, hai fatto ammaz zare Vin­cenzo De Falco con cui eri cresci uto, hai fatto ammaz zare i par enti di Anto nio Bardellino, l’uomo che ti aveva dato fidu cia, potere e persino ami cizia. Vi tra­dite l’un l’altro e sapete dal primo momento che questo accadrà anche a voi stessi. Per ché questa è la vos tra vita, uccidere i vostri più cari amici, dis trug gere col oro con cui siete cresciuti per non essere dis trutti. E sarete dis trutti da col oro che oggi vi sono amici, che oggi stanno crescendo nei vostri affari. Come ti sei sen tito Francesco Schi avone San dokan quando in una relazione che hai fatto con seg nare ai tuoi legali affermi di vedere fan tasmi che ti ven gono a trovare nella tua cella? Come ti senti quando piangi, quando ti senti impazz ire, quando fai il finto pazzo pur di uscire dalla galera? Quando vieni a sapere che l’altro tuo figlio, Emanuele, è stato arrestato come un qualunque tossico che vende hashish per avere soldi? Lui figlio del capo dell’impero del cemento che si fa bec care come un tossico qual si asi? Quando il tuo ordine era quello di non far spac ciare in paese e invece tuo figlio finisce per farlo a Rim ini, come ti senti? L’unica sper anza che hai è quella di pen tirti, non devi con­tin uare a indos sare la maschera della tigre feroce, men tre sei diven tato un gatto rinchiuso e castrato.
Cas trato come Francesco Bidognetti, tuo alleato e allo stesso tempo rivale, ormai sull’orlo del pen ti mento, che deve per forza man tenere la pace con uomini che gli hanno ucciso par enti e alleati. Che deve vedere le sue donne tradirlo una alla volta. Un uomo che del comando ormai con serva soltanto il ricordo. Oggi ha dif fi coltà a man tenere il suo gruppo, i sequestri di beni e gli arresti lo stanno divo rando. Eppure i tuoi uomini, quelli che tuo figlio avrebbe ucciso, erano dis posti a pas sare con lui pur di non stare sotto il comando del tuo erede. Hai sem pre saputo quale fosse il tuo des tino. Fat­turate mil iardi di euro all’anno, il pat ri mo nio del tuo clan è sim ile a quello di una manovra finanziaria, ma il vostro non è un des tino da uomini. È solo un des tino da crim i nali, col oro che si cre dono re e si ritrovano pri gion ieri. Con il wc accanto al tavolo dove man giate, con un sec ondino che vi ispeziona, con i vostri figli che hanno ver gogna di dire chi siete, e un vetro che vi impedisce di toc care finanche le mani delle vostre mogli.
Come sop porti questa ripe tizione di un copi one che tu stesso hai scritto sulla pelle della tua dis cen denza, che a sua volta doveva inciderla nella carne altrui? Sei fiero che il tuo pri mo gen ito rischi di finire i suoi giorni in carcere? Costretti a vivere come topi. Per mesi, anni. Con dan nati, già prima di ogni sen tenza, a nascon dervi, a men tire, a camuf farvi, a pagare uomini dello Stato per aiu tarvi, a com prare politici per difend ervi, a mer­can teggiare promesse e favori in cam bio di pro tezione e sot terfugi. Ma anche a costrin gere dei poveri vostri com pae sani ad accogliervi sotto minacce, men tre alle vostre famiglie tocca farsi sveg liare dalla polizia nel cuore della notte o farsi ped inare per giorni e giorni. È questa la sostanza del vostro impero. Hai avuto e hai ancora molti politici in pugno, con­dizioni gli appalti di molta parte di questo Paese. Pro prio per ché stai in galera e porti il peso del tuo potere, ti con sid eri migliore rispetto a impren di tori e par la men tari vicini che valuti codardi. Eppure di questa supe ri or ità cosa ti rimane? Loro stanno fuori e tu sei den tro. Per ché con­tinua a difend erli il tuo silen zio? Cosa mai potrà com pen sare il tuo ergas­tolo e la dis truzione con tinua della tua famiglia? Non lo vedi? Francesco Schi avone, che cos’hai ottenuto? L’ergastolo e un futuro sepolto in galera. Non hai più alcuna sper anza di uscirne fuori finché sei vivo. E allora, che cosa pensi, che ragioni ti dai della tua vita?
Credo, in realtà, di sapere a cosa stai pen sando. Che adesso gli affari fuori sono buoni. La crisi eco nom ica aumenta il busi ness del clan la tua galera passa in sec ondo piano. Pensi che hanno anche pro mul gato leggi favorevoli. La legge sulle inter cettazioni sarà d’ora in avanti il vostro scudo, con questa legge non avreb bero mai potuto arrestare tuo figlio, la legge sul processo breve potrà tornarvi utile. Avete politici alleati nei posti chi ave, e (se verrà con fer mato quanto dichiarano le accuse dell’antimafia di Napoli) il sot toseg re tario allo sviluppo Nicola Cosentino è in diretto rap porto con la tua famiglia. Non per ché tuo par ente ma per ché in affari con te.



Nicola Cosentino
Quindi pensi di avere un min is tero impor tante dove pas sano soldi e favori nelle

tue mani.
Ma tu sei e rimani in galera però. Ricordi quello che ha detto Domenico Bidognetti su Nicola Fer raro quando si è pen tito? L’ha accusato non per ché anche Nicola Fer raro sia tuo par ente, ma per gli affari che fa con te e tramite te. Ricordi? Dovresti saperlo. Lui ha dichiarato che “Nicola Fer raro prel e­vava i rifiuti spe ciali delle officine mec­ca niche, anzi fin geva di prel e vare i rifiuti ma in realtà faceva delle false cer ti fi cazioni e veni vano smaltiti ille­gal mente”. Lui leader caser tano dell’Udeur molto legato a Clemente Mas tella è stato arrestato nella retata che azzerò il par tito. “Era un impren di­tore molto vicino al clan dei casalesi. Prima era più vicino alla famiglia Schi avone, poi deve essersi avvi c i nato a Anto nio Iovine”. E poi — con­tinua Domenico Bidognetti che conosci bene e tu stesso l’hai in qualche modo all e vato — “a tes ti mo ni anza dei buoni rap porti fra il Fer raro ed il clan, un anno fa Cic cia riello (Francesco Schi avone, cug ino omon imo di San dokan n. d. r.) mi disse che vol eva man dare a dire a Fer raro di inter­cedere presso il suo ‘com parè Clemente Mas tella Min istro della Gius tizia, per fare revo care, un po’ per volta, i 41 bis appli cati a noi casalesi. Non so dire se poi Cic cia riello attuò questo proposito”.
Ecco prima o poi, sup poni, qualche politico amico attenuerà la tua pena e tornerai come quando eri gio vane a vivere in carcere come in un hotel. Se non toc cherà a te stesso, mag ari a Nicola, tuo figlio. Ti è stato con sen tito di incon trare un boss di Cosa Nos tra, Giuseppe Gra viano, man dante dell’uccisione di Don Puglisi, respon s abile della morte di Fal cone e Borsellino e delle stragi che nel ’93 colpirono Firenze, Milano e Roma. Chissà cosa vi siete detti nei vostri col lo qui durante l’ora d’aria al carcere di Opera, dove entrambi scon tate il regime del 41 bis? Avete stretto alleanze, avete escog i tato nuove strate gie? Avete messo a punto degli stru menti per rivalervi su col oro che vi hanno punito, nel caso non fos­sero dis posti a venire a patti? Avete vagheg giato di avere in mano, pur dal cor tile di un carcere di mas sima sicurezza, il des tino dell’Italia? Pen sate che il vostro silen zio o una vos tra mezza parola possa dele git ti mare i ver­tici del potere politico? Met ter gli paura? Inge nu ità, Schi avone. Non ti rendi conto che siete divenuti burat tini pen sando di essere burat ti nai. Ma non vedi quello che sta accadendo?
Cicli ca mente appog giate politici che vi fanno promesse, vi usano per ottenere ciò che gli torna utile, vi scar i cano quando non servite più, quando intrave dono delle alter na tive. Per ché in questo Paese in cui il potere è sem pre in mano a pochi e soliti, i soli di cui è certo che ver ranno prima o poi rimpiaz zati da qualche rivale emer gente siete voi.
La camorra è potente ma la sua forza si basa sul fatto che i camor risti con­tin u a mente cam biano, sono inter scam bi a bili. I cimi teri sono pieni di camor risti indis pens abili. Non stai vedendo che stanno elim i nando il tuo gruppo? E quello di Bidognetti? E i fedeli Iovine e Zagaria? I due lati tanti? Ancora liberi. Liberi di fare affari, di dirigerli. I tuoi reggenti diven tati re nei fatti, per ché non esiste nes suna incoro n azione, men tre le detron iz­zazioni, quelle esistono, e prima o poi ven gono scritte con il sangue, se non quello del sovrano decaduto, almeno quello dei suoi ultimi fedeli. È questo ciò che ti attende e lo sai. Loro ti tradi ranno (se non lo stanno già facendo) pro prio come tu hai tra dito Anto nio Bardellino e Mario Iovine.

Saviano a Casal di Principe
Quat tro anni fa feci un invito nella piazza di Casal di Principe. Lo feci alle per sone, soprat tutto ai ragazzi che erano lì pre senti. Li invi tai a cac cia rvi dai nos tri paesi, a dis conoscervi la cit tad i nanza, a togliere il saluto alle vostre famiglie. “Michele Zagaria, Anto nio Iovine, Francesco Schi avone, non valete niente”. Urlai con lo stom aco e con la volontà di dimostrare che si pote vano fare i vostri nomi, in quella piazza. Che non suc cede pro­prio nulla se si fanno. Che non sono impro nun cia bili, neanche quando si chiede non a una, due, o cinque per sone, ma a molte, moltissime, di denun cia rvi, di spingervi ad andar vene da Casal di Principe, San Cipri ano d’Aversa, Cas ape senna. A lib er are queste terre. Tuo padre mi ha definito un buf fone, non è l’unico a pen sarla così. Tu stesso hai fatto scri vere dai tuoi avvo cati che rac conto men zogne. Sulle pareti di Casal di Principe mai è apparso un insulto a te, neanche dopo la strage di Cas ape senna che avevi ordi nato. Invece decine e decine le scritte con tro di me, e appena si pro­nun cia il mio nome, i gio vani delle mie zone mi riem pi ono di insulti. E quando vedono i tuoi figli, cosa fanno? Che cosa rap p re sen tano questi ragazzi senza madre, senza padre, con gli occhi delle polizie sem pre pun­tati addosso? Ti credi un uomo a far vivere così i tuoi figli? Tua moglie in pri gione, i figli mol lati ai par enti. È da uomo di onore, questo? Da uomo di rispetto?
Non è un uomo una per sona che fa vivere così la pro pria famiglia. Questo lo sai nel pro fondo di te stesso. Una vec chia espres sione napo le tana iden­ti fica con un’espressione molto effi cace un potere fatto solo di sbruf fone­ria: “guappi di car tone”. Voi la usate per definire un uomo che parla e poi non agisce e ha paura. Io la uso per mostrare quanto sia codardo il vostro potere di morte, cor rotto il vostro busi ness, e che il vostro silen zio difende tutti quei col letti bianchi, impren di tori, edi tori, com mer cial isti, onorevoli, ingeg neri che lavo rando per voi pen sando soltanto di lavo rare per delle imp rese di cui non vogliono conoscere l’origine. Guappo di car­tone sei per ché ordini ese cuzioni di per sone dis ar mate, fai sparare alle spalle a inno centi. Guappo di car tone per ché temi ogni mossa che possa com pro met tere le tue entrate di danaro, per ché sei dis posto a perdere fac­cia e dig nità per un ver sa mento in euro. Guappo di car tone che costringi al silen zio della paura tutti i tuoi pae sani se vogliono lavo rare nelle tue imp­rese. Guappo di car tone per ché non fai crescere nes suna impresa che con te e con i tuoi non fac cia affari. Guappo di car tone per ché avve leni la terra dove i tuoi avi ave vano piantato le pesche, i meli, e ora la terra avve le nata non pro duce nulla se non cancro.
Può sem brarti assurdo ma sic come nes suno te lo chiede, te lo ripeto io un’altra volta. Col lab ora con la gius tizia. Prima che tutti i tuoi figli finis­cano in galera o ammaz zati. Prima che le tue figlie siano costrette a mat ri­moni com bi nati per farti ancora con tare qual cosa, prima che i tuoi nipoti deb bano tutti legarsi attra verso mat ri moni agli impren di tori locali per cer care di con trol larli, sem pre, ovunque, in ogni momento. Invita a pen­tirsi anche tuo fratello Wal ter. Fuori dal carcere si sen tiva il pro tag o nista di Scar face. Non c’era asses sore, sin daco, seg re tario di par tito o impren di­tore che non volesse fare patti e affari con lui. E ora? Ora in galera lo divora una malat tia, ha perso un figlio, è divenuto uno scheletro che cam­mina e implora ai giu dici clemenza, lui che non l’ha mai data alla sua terra e ai suoi nemici. Per cosa taci ancora? Pensi che ti renda onore tutto questo? Pensi che ti rispet tino col oro che il tuo silen zio difende? Tutti col­oro che avete reso potenti, sen sali con la coscienza pulita per ché non spar a vano, ma costru iv ano, smal ti vano, vota vano, gov er na vano. Tutti questi non sono lì con voi. E andranno con chi comanda. Ieri era vate voi oggi sono altri, e domani altri ancora. Loro saranno amici di chi conta. Come sem pre. E voi morirete in carcere.

Il cara biniere Sal va tore Nuvoletta
Tu cosa vuoi, Francesco Schi­avone? La tua morte? Rimpiangi di non essere finito ammaz zato? Come tuo nipote Mario Schi avone “Mene lik”? Facesti uccidere per ven di­care la sua morte un cara­biniere inno cente Sal va tore Nuv o letta, aveva vent’anni quando il clan dei casalesi chiese la sua testa, non fu lui ad uccidere in un con flitto a fuoco tuo nipote. E l’hai fatto ammaz zare lo stesso. Tu e i tuoi uomini. Ucci den dolo men tre era dis ar mato, men tre gio cava con un bam bino. Questo è onore?
Io sono cresci uto in terra di camorra e so come ragioni. Con sid eri smi dol lato chi ha paura di morire, chi ha paura del carcere. Sai che se vuoi davvero coman dare sulla vita delle per sone, devi pagarlo questo potere. Tu e i tuoi amici vincete per ché sapete sac ri fi carvi men tre i politici e gli impren di tori di questo paese non sanno farlo. Quante volte ho sen tito pro nun ciare queste parole dai miei con ter ranei. Ma non per tutti è così.
Prima o poi vi schi ac cer anno. Prima o poi tutti i vostri affari, il vostro cemento, i vostri voti, i vostri rifiuti tossici, tutto questo sarà des ti nato a finire. Non è la volontà che muta il des tino delle cose, e tu, Schi avone, non sei che l’ennesimo di una catena infinita. Ma forse potresti fare un gesto, una scelta che com pensi almeno in parte tutto quanto hai fatto. Mostra tutto. Soll e vati dal tuo potere, dal potere dei tuoi affari, sot toseg re tari, sin daci, pres i denti di provin cia, soll e vati dai veleni, dai morti, dalle dan­nate famiglie che cre dono di dis porre di cose, per sone, e ani mali come sovrani. Col lab ora con la gius tizia, Schi avone. Invita a con seg narsi Anto­nio Iovine e Michele Zagaria. Sarebbe un gesto che ridarebbe a te e ai tuoi dig nità di uomini. Provate ad essere uomini e non utili bestie feroci da busi ness e accordi. Col lab ora con la gius tizia, mostra che sei ancora un essere umano e non solo un agglom er ato di cel lule capace solo con ran­core avid ità di strisciare di covo in covo, o di cella in cella.
©2010 Roberto Saviano/ Agen zia Santachiara

1 commenti:

Enrico Stracciatella ha detto...

Trovo strano che abbia al collo una catena d'oro di quello spessore, potrebbe impiccarcisi..

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