domenica 8 agosto 2010

In onda su Linea Notte la distanza abissale tra paese reale e paese legale

Ascolta il post Listen to this Page. Powered by Tingwo.co
In onda su Linea Notte la distanza abissale tra paese reale e paese legale
di Ottavio Olita
Un video-manifesto della distanza abissale che ormai esiste tra paese reale e taluni parlamentari che ne dovrebbero rappresentare le istanze. Una sconfortante dimostrazione della rinuncia al ruolo di mediazione che la politica dovrebbe avere tra lavoro e mercato. La convinta affermazione che lo Stato – per come viene immaginato dalla maggioranza che governa il Paese – non debba intervenire per correggere le scelte di mero profitto fatte dalle aziende (anche pubbliche) a danno dell’occupazione. Infine la constatazione della necessità che su problemi di questo spessore la Rai restituisca agli utenti gli spazi ai quali hanno diritto – anche i programmi in prima serata - perché possano capire meglio, al dilà delle provocazioni e degli insulti scambiati tra gli interlocutori e faticosamente controllati da Bianca Berlinguer alla quale va il grande merito di aver riproposto un tema su cui si tenta di far calare un silenzio mortale.
Tutto questo è emerso dal rapido e concitato scontro di opinioni che c’è stato a Linea Notte del Tg3 di giovedì 5 agosto tra uno degli operai della Vinyls che occupano l’isola dei cassintegrati dal 24 febbraio (155 giorni consecutivi), Pietro Marongiu, e un PdL fedelissimo di Berlusconi, Giorgio Stracquadanio, quello che ha minacciato di riservare a Fini lo stesso trattamento di riguardo che i giornali di famiglia hanno avuto per Dino Boffo.
I tempi della trasmissione, necessariamente rapidi, hanno fatto cogliere più la dimensione dello scontro che quella dell’enorme distanza concettuale tra le due parti. Se si rivede con calma in Internet se ne comprende meglio la sostanza.
Partiamo dalla distanza tra paese reale e paese legale.
Lavoro come dignità oltre che come unica risorsa per poter vivere; qualità e competenza, da parte di maestranze altamente professionalizzate nella realizzazione di un prodotto, il Pvc, giudicato il migliore al mondo; una produzione annua inferiore alla forte richiesta di mercato: in queste condizioni, si chiedono legittimamente gli operai dell’Isola dei Cassintegrati, cosa dovrebbe fare un’azienda che si muove correttamente sul mercato? Aumentare e migliorare la produzione. L’Eni, proprietario, decide al contrario di chiudere. Perché lo fa? Perché non è più interessato a restare in un settore strutturale dell’industria italiana, la chimica, ma si sta trasformando in un “supermercato” che si occupa solo di energia, dalle fonti alla produzione.
E’ falso, ribatte Stracquadanio. La colpa è di un “certo sindacalismo” che ha distrutto il lavoro, rendendolo assistito e facendo in modo che questo, non produttivo, danneggi anche quello remunerativo.
“Buon uomo”, gli replica Marongiu, “se non è competente non dica sciocchezze. E mi spieghi, piuttosto, perché un settore importante come lo sviluppo economico è senza ministro da tanto tempo. E il presidente del consiglio che regge l’interim non dimostra di avere interesse e tempo per questioni delicate come la nostra. Dovrebbe essere il governo a dire all’Eni cosa fare. Altro che continuare a fare proposte poco credibili come quella di questo nuovo gruppo croato che tutt’al più sarebbe interessato solo al dicloroetano, quindi ad una piccola parte del nostro sistema produttivo, e non al nostro Pvc”.
La risposta dell’esponente del Pdl è la quintessenza della negazione dello Stato, della piena fiducia nel liberismo più totale: “Il governo non può e non deve dare indicazioni all’Eni”. Ma allora, verrebbe da chiedere al “buon uomo” di Stracquadanio, a che serve anche la tua funzione, quella del parlamentare, del politico per come è descritto nella Carta Costituzionale? Quale ruolo di guida dell’economia del Paese dovrebbe svolgere l’Istituzione che democraticamente viene scelta per governarlo? Nella sua concezione c’è un’azienda al posto dello Stato, in cui il capo del Governo equivale tutt’al più all’amministratore delegato di una grande holding di società. Ecco perché è necessario che sia attorniato da ‘yes men’. Quanti nel centrodestra la pensano come il “buon uomo”? E quanti sono disposti ad ascoltare le argomentazioni serie, che riguardano l’economia di tutto il Paese proposte da un operaio, che in Linea Notte del 5 agosto si chiamava Pietro Marongiu, ma che potrebbe avere un cognome veneto, emiliano, piemontese, siciliano?
La pietra lanciata dallo spazio di approfondimento del Tg3 meriterebbe un’ampia ripresa. E’ stata la dimostrazione che proprio ora sarebbe indispensabile riproporre i talk shows andati in ferie. Non c’è solo la diatriba Berlusconi-Fini in un Paese alle prese con una crisi economica devastante e che ostinatamente si cerca di tenere nascosta. Il Tg3 racconterà ancora dei cassintegrati che da cinque mesi occupano l’Asinara, lo farà con uno speciale di Giorgio Galleano che andrà in onda nelle giornate ferragostane (e forse contemporaneamente Minzolini ci parlerà dettagliatamente dell’ultimo gusto di gelato prodotto a Cortina o a Porto Cervo). Ma i Tg, pur così meritevoli, non bastano, per via della loro stessa struttura. Un servizio pubblico radiotelevisivo deve  avere il coraggio di proporre di più. La Rai ne ha le capacità e le professionalità. Perché non tirare fuori il coraggio politico di fare questa scelta?

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...