mercoledì 22 dicembre 2010

“Rilanciamo l’immagine degli studenti”. Sciopero della fame contro la riforma Gelmini.

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La protesta studentesca è stata raccontata attraverso i roghi di Piazza del Popolo, le botte ai finanzieri e i luoghi istituzionali blindati. Eppure, le forme di dissenso sono state variegate. Alcuni manifestanti hanno sfilato incatenati a Bari, altri sono saliti su una gru da ottanta metri nel porto di Trieste, mentre a Sassari si sono calati con una fune sul Rettorato.
A Roma un gruppo di studenti ha scelto la forma di dissenso più radicale che ci sia: lo sciopero della fame. Si propongono di dare un immagine diversa dei contestatori, non violenta e “alternativa”.
A non mangiare sono in cinque, bevono solo acqua o al massimo del tè con un po’ di zucchero.Hanno aperto un blog e a sostenerli c’è un gruppo eterogeneo di una trentina di studenti, “si va dalle matricole fino agli iscritti dell’ultimo anno”. Provengono tutti dalla ex facoltà di Studi Orientali, studiano cinese, coreano, arabo, persiano. La loro facoltà conta un numero elevato di ricercatori che “di fatto vengono incredibilmente penalizzati dalla riforma”.
Ieri sera erano a Campo de’ Fiori e facevano da pubblico alla lezione sul digiuno nella cultura indiana tenuta da un loro professore.
Abbiamo presidiato diversi luoghi di Roma, scelti in base alla visibilità e in relazione ad accadimenti come i fatti del 14 e alcuni nostri docenti hanno tenuto lezioni alternative, che toccavano argomenti disparati dalle lingue, alla filosofia, alla letteratura. Siamo stati, ci teniamo a dirlo, trattati con estrema cortesia dalle forze dell’ordine che erano di pattuglia in quei luoghi.
Ad accoglierli, non solo le forze dell’ordine, ma anche un nutrito gruppo di fotografi e giornalisti, a dimostrazione che il digiuno potrebbe funzionare.
Abbiamo scelto lo sciopero della fame per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della riforma universitaria, per rilanciare l’immagine degli studenti fortemente compromessa dopo i fatti del 14.
Eravate in piazza il giorno della fiducia?
Eravamo in piazza e il clima era di assoluta tensione. La città era praticamente blindata e sembrava di rivivere una seconda Genova 2001. Di fatto, la differenza tra i fatti di Roma e quelli di Genova è stato il decesso di un manifestante.
Che ne pensate delle violenze?
Gli scontri del 14 sono un fenomeno molto complesso. Siamo convinti che alla base degli scontri ci fosse una altissima tensione sociale, in parte provocata dalle dichiarazione dei politici nei giorni precedenti la fiducia, in parte dalla misure di sicurezza limitavano la libertà di manifestare. In parte, dalla situazione di crisi, dall’involuzione sociale e culturale che sta vivendo il Paese. Naturalmente siamo contro ogni azione di violenza gratuita.
Qualcuno vi ascolterà?
Ci tocca sperare che qualcuno ci ascolti.
In particolare il ministro Gelmini…
I nostri interlocutori sono sicuramente i personaggi del mondo politico. Naturalmente ci rivolgiamo al Ministro Gelmini affinché ritiri il testo e lo ridiscuta assieme agli studenti. Ma anche all’opinione pubblica, perché il problema dei saperi riguarda la collettività tutta, affinché un’ampia parte della popolazione si unisca alla protesta o almeno manifesti il proprio sostegno.  

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