lunedì 7 giugno 2010

La marea si sposta, Bp stacca il primo assegno: 1250 milioni

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La marea si espande
La marea si espande
New Orleans, 07-06-2010
Obama minacciato dai riflessi politici della marea nera attacca Bp, ma il colosso petrolifero britannico, proprietario della piattaforma affondata Deep Horizon da cui fuoriescono migliaia di greggio al giorno nel Golfo del Messico, risponde con la 'bolletta' delle operazioni di contenimento del disastro: già spesi 1250 milioni di dollari.

Tanto, ma per Bp potrebbe essere questo solo un assaggio del conto finale: già presentate 37mila richieste di risarcimento, 18mila sono state già soddisfatte con 48 milioni di dollari. Secondo una valutazione di Credit Suisse, il costo finale del disastro ambientale potrebbe essere di 31 miliardi di dollari: una cifra tra 11 e 17 miliardi
per terminare le operazioni di contenimento della falla e altri 14 per risarcire i danni all'industria della pesca e del turismo.

Il comandante della Guardia Costiera americana, l'ammiraglio Thad Allen, ha sottolineato nelle ultime ore che la marea nera nel Golfo del Messico si estende per un raggio di 200 miglia attorno alla falla in fondo al mare. Particolarmente colpiti gli stati di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida 

L'ultimo rimedio in ordine di tempo predisposto per limitare la fuoriuscita di petrolio
nel Golfo del Messico sembra dare i primi frutti. Il sistema a 'tappo', installato il 3 giugno, ha consentito di raccogliere fino al 5 giugno 16.600 barili di petrolio e 32,7
milioni di metri cubi di gas. Ma saranno comunque necessari almeno due giorni  - scrive in una nota la British Petroleum - per valutare il successo dell'operazione di contenimento.

A metà giugno è previsto inoltre l'installazione di un meccanismo a tubi flessibili che dovrebbe migliorare l'efficienza complessiva del sistema di cattura dei materiali, mentre per luglio è prevista la predisposizione di una secondo sistema aggiuntivo per il contenimento della marea nera a piu' lungo termine.

NYT: nessuno al timone
Per più di sei giorni, a maggio, in una fredda e anonima stanza d'albergo della zona, sei
agenti federali hanno interrogato senza sosta i responsabili della base Deepwater Horizon, per sapere di più su cosa è accaduto il 20 aprile, il giorno dello scoppio che ha provocato
il peggior incidente ambientale della storia. Ma le risposte non sono state soddisfacenti.
Lo racconta il New York Times, in un articolo dal titolo "Non è chiaro chi comandava sulla base", che sintetizza bene la frustrazione degli inquirenti di fronte alle risposte evasive dei loro interlocutori.

Dopo aver tentato di ricostruire, minuto dopo minuto, le ore precedenti e immediatamente successive all'incidente che è costato la vita a 11 operai, gli agenti hanno costatato
l'assoluta mancanza di organizzazione e di coordinamento all'interno dei responsabili della base, tanto che le eccezioni alle regole erano ormai diventate all'ordine del giorno.
   
Insomma, gravi difetti d'informazione, ritardi nella reazione. Tutti fattori che, secondo gli inquirenti, hanno reso questo tipo di incidente molto piu' probabile del previsto, soprattutto visto che a operare nella stessa strutture erano diverse compagnie.
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