sabato 5 febbraio 2011

ROMA, CONSIGLIERE INDAGATO LUCRAVA SU SANGUE INFETTO

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Francesco Maria OrsiROMA - Francesco Maria Orsi avrebbe speculato, addirittura, sul sangue infetto. Le accuse per il consigliere di Roma Capitale indagato per corruzione dalla Procura della Repubblica di Roma, a sentire uno dei suoi uomini di fiducia, diventano ora piu' pesanti. Mentre lui continua a dichiararsi innocente, restando al suo posto in Campidoglio, pur assediato dall'opposizione che ne chiede le dimissioni. Oltre ai festini con droga e prostitute e agli appalti del Campidoglio per l'Expo', c'e' ora, nell'inchiesta, anche l'ombra di un reato infame: Orsi avrebbe sottratto una quota consistente di denaro destinato a risarcire vittime di malasanita', in combutta con altre due persone e un avvocato del Beneventano.

Circostanza che il diretto interessato nega: ''Ho letto sui giornali gli stralci dei verbali che mi riguardano e sono rimasto stupito davanti alle dichiarazioni della persona che mi accusa. Nel ribadire la mia totale estraneita' ai fatti, mi auguro di essere convocato al piu' presto dagli organi inquirenti per chiarire definitivamente la mia posizione''.

La pubblicazione di alcuni stralci dei verbali di un interrogatorio a Vincenzo La Musta hanno un inevitabile contraccolpo politico: se il sindaco Gianni Alemanno non interviene su fatti, che considera ''personali'', sono molti coloro che chiedono oggi in Campidoglio la testa del consigliere. Dovrebbe dimettersi almeno lui, chiedono, attaccando pero' anche il primo cittadino per l'''incapacita''' dimostrata nella scelta della sua classe dirigente. Orsi infatti era delegato al Decoro urbano e all'Expo di Shangai. L'interrogatorio di La Musta pero' approfondisce il quadro: l'ex amico del consigliere spiega meglio i meccanismi delle presunte turbative d'asta, messi a punto assieme - ancora una volta spuntano i festini romani - che si sarebbero svolti in via Emilia, al civico 47 o 49 con prostitute e droga. ''In un incontro, Orsi - dice inoltre La Musta - mi disse che c'era un avvocato di Benevento che aveva una importante causa per il risarcimento di sangue infetto. Mi parlo' di somme intorno ai 20 milioni di euro. Aggiunse che l'avvocato aveva stipulato una quota lite con i clienti. Mi annuncio' che mi sarebbero arrivati degli assegni, quelli incassati dagli ammalati a titolo di risarcimento, che sarebbe stato necessario versare sui conti correnti. Le somme dedotte del 40% sarebbero poi tornate ai risarciti. E di quel 40, il 10 l'avrei potuto dividere con Orsi, Giovan Battista De Zio e Marco de Leo''.

I luoghi della consegna dei soldi indicati sono il Salaria Sport Village di Diego Anemone e lo studio privato di Orsi. Il sindaco di Roma non entra nel merito della inchiesta: ''Queste sono questioni che attengono alla sua vita privata - dice - e sulle quali non ho nulla da dichiarare''. Ma l'opposizione incalza, chiedendo le dimissioni del consigliere, e in qualche caso anche quelle del primo cittadino. Lo fa il senatore dell'Idv Stefano Pedica, ad esempio: ''Prese per buone le parole del sindaco che piu' volte ha dichiarato di non sapere circa le losche attivita' di Orsi, e' evidente la sua incapacita' nell'affidare incarichi, anche di responsabilita'. Prima che la giunta divenga la succursale di Rebibbia faccia un passo indietro: ammetta i suoi errori e si dimetta''. Chiedono invece che il consigliere vari esponenti locali del Pd tra i quali il segretario romano, Miccoli.


1 commenti:

Enrico Bottaccio ha detto...

Chiedo scusa ma mi sono accorto solo ora che quest'articolo era coperto da copyright .. ORMAI E STATO CONDIVISO SU TROPPI PROFILI DI FACEBOOK .. IN FUTURO PRESTERÒ MAGGIORE ATTENZIONE

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