giovedì 17 novembre 2011

Renato Balduzzi: chi è costui?

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Il nuovo ministro della sanità, annunciato poco fa dal Presidente del Consiglio Mario Monti, è dunque Renato Balduzzi, Professore Ordinario di Diritto costituzionale all’Università del Piemonte Orientale, specialista delle questioni giuridiche della sanità. Si tratta, diciamolo subito, di un cattolico: dal suo curriculum vitae apprendiamo che

[d]al 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC, già Movimento Laureati di Azione Cattolica) e attualmente è componente per l’Italia dello European Liaison Committee di Pax Romana - Miic (Mouvement international des intellectuels catholiques) - Icmica (International Catholic Mouvement for Intellectual and Cultural Affairs).

L’accenno all’Azione Cattolica farebbe pensare più a un «cattolico adulto» che a un integralista, e la cosa sembra confermata dall’esperienza di Balduzzi come consigliere giuridico dell’allora Ministro delle politiche per la famiglia Bindi, fra il 2006 e il 2008. Qui però iniziano le dolenti note, perché sembra assodato che Balduzzi sia stato tra gli artefici dello sciagurato disegno di legge sui DiCo, le dichiarazioni di convivenza volute dalla Bindi e naufragate ben presto nel ridicolo, non rimpiante da nessuno. In un articolo di Silvio Troilo, «I progetti di legge in materia di unioni di fatto: alla ricerca di una difficile coerenza con i principi costituzionali» (pubblicato in anteprima su Forum Costituzionale, 12 settembre 2008) trovo alcune citazioni di un saggio del Balduzzi, «Il d.d.l. sui diritti e i doveri delle persone stabilmente conviventi: modello originale o escamotage compromissorio?», Quaderni Regionali 26 (2007), pp. 39-56, a me inaccessibile, che per l’appunto tratta dei DiCo:
non è sufficiente richiamare l’art. 2 [della Costituzione] come clausola a fattispecie aperta (capace cioè di offrire tutela a situazioni via via avvertite come meritevoli di tutela dalla coscienza sociale, al di là di quelle canonizzate nel testo costituzionale), in quanto lo stesso art. 2 non offre tutela a tutti i desideri che si vorrebbero riconosciuti come bisogni e a tutti i bisogni che si vorrebbero tutelati come diritti, ma riconosce e garantisce quei desideri e quei bisogni che servono allo svolgimento della personalità all’interno di una formazione sociale.
la legge […] non è solo certificazione della realtà, ma è altresì regola della medesima, e pertanto discipline che applicassero indiscriminatamente etout court normative di tutela dei diritti della famiglia a situazioni diverse dal modello costituzionale di famiglia verrebbero a menomare la funzione della norma costituzionale. La disposizione costituzionale sarebbe completamente travisata, ebbe modo di osservare ancora Moro (in risposta a un’insidiosa osservazione del qualunquista Mastroianni, riferita alla formula del progetto di costituzione, poi diventata […] l’art. 29 Cost.), se venisse portata a significare che si vuole riconoscere un vincolo familiare costituito soltanto in base ad uno stato di fatto.

collegare alla convivenza diritti e doveri non crea istituti concorrenziali al modello costituzionale di famiglia a condizione che tale collegamento non derivi da un atto di volontà pattizio (che avrebbe necessariamente l’effetto di far rinvenire il titolo dell’applicabilità di diritti e di doveri nella volontà dei conviventi, e non nel fatto della convivenza) ma sia conseguenziale al verificarsi di una situazione di fatto che presenti determinate caratteristiche per la cui predeterminazione il legislatore gode di una certa discrezionalità.
Queste ultime parole, un po’ oscure, diventano chiare quando si ricorderà il bizzarro meccanismo dei DiCo, che si sforzavano di derivare diritti e doveri dalla situazione di fatto della convivenza, ricorrendo – pur di evitare qualsiasi forma di assenso prestato di fronte a un funzionario – all’espediente famigerato della raccomandata con ricevuta di ritorno spedita al convivente.

Venendo a temi più propriamente sanitari, si deve registrare con qualche preoccupazione la partecipazione di Renato Balduzzi, in veste di curatore, al volume Le mani sull’uomo. Quali frontiere per la biotecnologia?, pubblicato per i tipi dell’editrice Ave nel 2005. Nella quarta di copertina si legge fra l’altro:
L’attualità politica porta alla comune attenzione temi sui quali a volte non siamo sufficientemente preparati, chiamandoci ad esprimere in merito una opinione consapevole. In questo breve sussidio vengono esposti anzitutto, quasi a modo di lessico, i concetti fondamentali dell’antropologia cristiana, quali quelli di corpo, persona, dignità umana, esaminati nei loro aspetti filosofici e teologici […]
L’antropologia cristiana è una delle parole d’ordine degli integralisti; ma il timore si rivela ben presto infondato, quando troviamo questa dichiarazione di Balduzzi, che risale al tempo del caso Englaro (agenzia Asca, 19 luglio 2008; si veda anche la stessa agenzia del 6 febbraio 2009):
«Evitiamo di farne materia di conflitto tra magistratura e politica»: è questa la prima necessità che il costituzionalista Renato Balduzzi avverte di fronte agli sviluppi del caso di Eluana Englaro. «Da costituzionalista, mi sembra azzardata e anche un po’ pericolosa l’ipotesi di conflitto di attribuzione», osserva. Quanto ai contenuti della polemica, il cattolico Balduzzi osserva: «È ora che l’iter del testamento biologico venga portato a compimento. Anche se non dobbiamo aspettarci che la norma possa risolvere tutto».
Balduzzi, che è presidente del Meic, il Movimento ecclesiale di impegno culturale, una delle storiche componenti dell’Azione cattolica italiana, è abituato ad entrare, da cattolico, nel cuore delle questioni eticamente più “sensibili” e politicamente più scottanti: nella scorsa legislatura, era Capo ufficio legislativo del Ministro della famiglia Rosy Bindi, autore (insieme all’altro cattolico Ceccanti) dello sfortunato disegno di legge sui Dico.
Nella sentenza della Cassazione su Eluana, Balduzzi non vede «sconfinamenti». «Non c’è una competenza riservata alle Camere su certi argomenti – spiega –. Anche ammesso che in tema di diritti il legislatore abbia una preminenza, il giudice arriva dove può in base alla legislazione vigente e ai principi costituzionali». «Bisogna ricordare che un ordinamento contiene sempre delle lacune e lo “jus dicere” del giudice comporta naturalmente la possibilità di colmarle. Il giudice non è certo solo la bocca della legge; il suo, anzi, è un duro mestiere, che deve bilanciare tanti principi e tenere in equilibrio diritti e doveri».
La questione è anche di opportunità, di tempi: «Sollevare un conflitto di attribuzione aggiunge motivi di contrasto ad una situazione già molto delicata nei rapporti tra politica e magistratura. Ma al di là di questo, la sentenza della Corte di Cassazione non crea nessun vulnus nelle prerogative del Parlamento».
«La norma – mette però in guardia –, per un caso limite come quello di Eluana, non risolverebbe tutto. E qui, ma non parlo più da costituzionalista, non so se la legge possa coprire questa materia così complessa, dove la prima regola dovrebbe essere quella della prudenza, del silenzio, unito alla coerenza, all’assunzione di responsabilità per quanto si dice. E a questo aggiungerei un’altra osservazione: non può essere considerato irrilevante dal punto di vista giuridico il fatto che ci sia qualcuno che si fa carico del “dovere” della solidarietà».
Il nodo, come è stato ricordato da più parti, è in quelle «direttive anticipate» che nel nostro paese non hanno ancora valore legale. C’è chi agita il timore dell’eutanasia: ma per Balduzzi, non si può parlare di «fughe in avanti» ed «estremismi» in un dibattito ormai maturo, ma fino ad oggi senza uno sbocco legislativo, come quello sul testamento biologico.
«L’iter del testamento biologico – secondo il professore – è quindi da portare a compimento, senza pensare che in una legge possa entrare tutto un sentire etico. Per questo è importante che non si strumentalizzi, ma si guardi veramente al bene comune. Se oggi si procede a colpi di sentenze è perché fino ad ora è mancata una sintesi».
Una sintesi. Quella fallita nel caso dei diritti delle coppie di fatto. Esiste un simile punto di equilibrio nel dibattito sul testamento biologico? «A mio parere – conclude Balduzzi – sta nel garantire una periodica verifica delle volontà del soggetto».
Queste non sono le parole di un campione dell’autodeterminazione, è vero, ma neppure quelle di un integralista. È palese anche qui lo sforzo di sintesi di Balduzzi fra due visioni opposte dei diritti; sintesi quasi certamente impossibile, come dimostra la débâcle dei DiCo, ma che dovrebbe tenere a bada – si spera – le richieste più voraci del mondo integralista. Di più, vista la situazione in cui nasce il nuovo governo, era purtroppo impossibile aspettarsi.

A proposito del mondo integralista, negli ultimi giorni alcuni dei suoi esponenti sembrano aver presagito la sconfitta, come dimostrano le dichiarazioni un po’ sguaiate di Assuntina Morresi («La crisi infuria lo spread avanza», Stranocristiano, 10 novembre 2011), che alla fine inclinano pericolosamente verso il complottismo. Scendendo di qualche gradino, al complottismo si abbandonava stamattina, prima della lettura della lista dei ministri, anche Berlicche: una perdita pressoché totale di contatto con la realtà che non potrà non far piacere a ogni sincero avversario dell’integralismo.

FONTE: http://bioetiche.blogspot.com

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