lunedì 7 febbraio 2011

Riflessioni del Professor Gianluigi Gessa sulla Canapa

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«Nel corso degli ultimi cento anni i governi di differenti nazioni hanno incaricato delle commissioni per stabilire i danni del consumo di marijuana sui consumatori e sulla società. Le conclusioni delle commissioni, a cominciare da quella indiana sulla cannabis del 1894 al più recente Cannabis 2002 dei Ministeri della Sanità di Belgio, Francia, Svizzera, Germania e Olanda, sono state che l’uso della marijuana non è un problema tanto grave da sottoporre a procedimenti penali le persone che ne facciano uso o la possiedano a tale scopo.»

(Gian Luigi Gessa, Quaderni della SIF, Società Italiana di Farmacologia pag.10 Vol.6 Ed.2006)
Il Professor Gian Luigi Gessa è docente di Neuropsicofarmacologia all’Università di Cagliari dove ha diretto per lungo tempo il Dipartimento di neuroscienze.
È il responsabile del gruppo italiano sullo studio delle dipendenze da droghe e da farmaci, dirigendo in materia anche gruppi di ricerca del CNR.
Per la sua attività di ricerca ha ricevuto dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio Camillo Golgi.
Come ricercatore ha lavorato ai National Institutes of Health di Bethesda (Maryland), ed al Scripps Research Institute di La Jolla (California), successivamente e ritornato in Italia per divenire uno dei più autorevoli esperti nella ricerca neurofarmacologica.
Vista la chiara e incontestabile osservazione del Prof. Gessa, possiamo dedurre come sia evidente che il proibizionismo mantenga il Potere e come qualsiasi Potere non possa far altro che mantenere in vita il proibizionismo per potersi alimentare!
Disgustoso e inaccettabile!

Riproponiamo altre considerazioni del Prof. Gessa, scaturite da un intervista, che anche se fatta qualche anno fa, non fanno altro che confermarci che la nostra lotta sarà anche dura e lunga, ma indispensabile per difendere la verità, la dignità e la libertà!
Oggi si sente dire che le droghe leggere sono pericolosissime quanto quelle pesanti, producono la stessa dipendenza. E’ così? Davvero la marijuana rende schiavi come l’eroina?
La marijuana e l’hashish contengono una molecola dal nome impronunciabile, il tetraidrocannabinolo, corrispettivo della nicotina per il tabacco. Questa molecola in genere procura un senso di euforia e “dispercezioni” molto ben descritte da Baudelaire e tanti altri. Senz’altro agisce sul cervello e ne altera la normale attività, ma non produce danni fisici: l’accanimento con cui da sempre si cerca di dimostrarne la tossicità non ha portato finora a nulla. In altre parole, un fumatore di marijuana che ne abbia fatto uso anche per decenni in modo costante e smetta all’improvviso non avrà pregiudicato la sua salute fisica né presenterà quella che si definisce una sindrome di astinenza.
E’ giusto allora che i genitori siano molto allarmati?
Molto allarmati? Ma no. In America dicono “Sai, tuo figlio non fuma!”, e il genitore di quel ragazzo si preoccupa, pensa: qui c’è qualcosa che non va. Io dico: nessun grave allarme, solo un po’ di attenzione. E sopra i diciott’anni, non mi preoccuperei più di tanto“.
Ma la marijuana e l’hashish non producono comunque una qualche dipendenza psicologica?
Vede, la distinzione apparentemente semplice tra dipendenza fisica e psicologica è una faccenda molto complessa, apre un mondo, per decenni ha intrigato schiere di ricercatori. Quelli che parlano di dipendenza psicologica dicono: si tratta di una dipendenza sine materia, ma noi scienziati diciamo: in realtà non esiste dipendenza se non quella biologica.
Da una ricerca dell’Eurispes, condotta in collaborazione con la comunità di San Patrignano, si ricava che le droghe leggere sono un “ponte di passaggio” per quelle pesanti e, nel 23 per cento dei casi, provocano episodi psicotici. Lei che ne dice?
“E’ uno studio scientificamente indecente, questo è il mio commento. Chi fa uso di eroina ha anche fumato erba? Io dico di sì nel 99 per cento dei casi, ma questo che dimostra? E’ come dire che il latte materno porta all’eroina, perché quelli che si bucano sono stati allattati dalla mamma. Solo dieci su mille fumatori “passeranno” alle droghe pesanti, anche perché il mercato nero non aiuta a tenere distinte le sostanze”.
E gli episodi psicotici?
Questa storia è proprio una balla. Se con le droghe leggere 23 persone su 100 avessero deliri e allucinazioni, nessuno fumerebbe, non crede? E invece fumano in tanti. La verità è un’altra, è che ci sono casi a rischio: alcuni hanno disturbi gravi delle psicosi, che le droghe leggere “slatentizzano”, e fanno affiorare in modo a volte dirompente. Questo è un problema serio, anche per gli adulti ovviamente, ma senza invertire cause ed effetti, non si diventa schizofrenici con la marijuana, ma alcuni fumatori fanno la brutta scoperta di esserlo“.



legalizziamolacanapa.org 

Movimento di Liberazione – Coalizione per la legalizzazione

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