sabato 4 settembre 2010

Cristicchi in anteprima

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Simone Cristicchi presenta inanteprimaLi Romani in Russia “Racconto di una Guerra a Millanta mila Miglia”, di Elia Marcelli

“Li Romani in Russia” è il nuovo spettacolo teatrale di SimoneCristicchi, che debutterà nel 2010 e che sarà presentato inanteprima al Festival NoDalMolin domenica 5 settembre. Si tratta di un monologo dal forte impatto emotivo, che racconta la guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona. Un teatro “civile” che non dimentica la lezione dei grandi esponenti del teatro di narrazione (Paolini, Celestini, Perrotta), ma si presenta “nuovo”, soprattutto nella forma, utilizzando la metrica dell’Ottava classica (quella delle grandi opere dell’epica) e il dialetto romanesco, a rendere il racconto ancora più schietto e veritiero. Simone Cristicchi, per la prima volta da solo sul palco (coadiuvato dall’intervento introduttivo del Prof. Marcello Teodonio) interpreta questa tragica epopea dall’inizio alla fine attraverso i suoi momenti salienti, dove, sullo sfondo del dramma e della tragedia della ritirata di Russia, trovano spazio anche momenti ironici e divertenti. Uno spettacolo capace di coinvolgere tutte le generazioni, per raccontare una parte della nostra storia che non deve essere dimenticata.
LA TRAMA
Partito per la Russia con la Divisione Torino ancora diciottenne, il soldato di fanteria Rinaldo Cristicchi, sarà uno dei pochi reduci a tornare nella sua città. Rinaldo, per tutta la sua vita, ha sempre voluto tacere, non ha mai voluto raccontare a nessuno questa storia. Simone Cristicchi a distanza di anni si documenta, legge, si informa: e scopre il motivo di quel silenzio durato tutta una vita, il silenzio di Nonno Rinaldo, l’oblio caduto sulla sua memoria, sui ricordi della Campagna di Russia (1941-1943), una guerra di invasione senza pretesto. I treni del regime che portarono via una generazione sorridente, giovane, sicura di tornare, perché la propaganda fascista inganna sulla realtà della spedizione. E la “passeggiata” che si trasformò in tragedia: armi, abbigliamenti e viveri insufficienti, inadeguati, ridicoli. Rimangono solo fame, freddo, paura. Una disfatta: partono 220.000 ragazzi, ne tornano 20.000. Un grande poeta romanesco, Elia Marcelli (1915-1998), è tra i pochi che riportano a casa il freddo, il dolore, la rabbia. E il dovere di raccontare, per non dimenticare. Allora sceglie la poesia, per dare a questi ricordi la forma più alta ed eterna. E sceglie il dialetto, per costruire questa memoria con tutta la verità della lingua che si parla. Ne viene fuori il poema Li Romani in Russia, uno straordinario affresco epico in ottave classiche, che ricostruisce passo passo la spedizione: la partenza, il viaggio, i combattimenti, la neve, i soldati, i muli, il nemico; la solidarietà, il cameratismo, l’egoismo; il rispetto del proprio dovere, sempre; la ritirata, la disfatta; la morte. E la solitudine e la disperazione di chi sopravvive. La storia di questi ragazzi (Nino, Peppe, Mimmo, Nicola, e soprattutto Giggi, l’amico fraterno della voce narrante), è raccontata rispettando assolutamente la verità della storia, alternando i registri stilistici, dal grottesco al lirico, dal narrativo al tragico, facendo rimanere il racconto costantemente sul livello d’una immediata leggibilità.
Testo: Elia Marcelli
Adattamento teatrale: Prof. Marcello Teodonio
Musiche e sonorizzazioni: Gabriele Ortenzi/Areamag
Scenografia: Emiliano Zappalà
Costumi: Sara Quattrini



FONTE : http://www.nodalmolin.it/

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